di Mauro De Santis, Mario Proietti, Mario Valeri 
GUIDONIA – Molto spesso si scambia un semplice modo di dire per un obbligo di legge o una norma e già questo, di per sé, non è una cosa positiva, ma ancora più grave e politicamente scorretto è quando lo si fa con cognizione di causa per ottenere una cosa non dovuta.
Ma vogliamo spiegarci meglio: come tutti sanno Guidonia sta vivendo un periodo drammatico per carenza di servizi, carenza di infrastrutture, carenza di progettualità e ultimo ma non in ordine di importanza, carenza di futuro. Ebbene in mezzo a servizi socio assistenziali assolutamente insufficienti e ridotti al lumicino, a fogne che straripano ad ogni evento temporalesco di piccola-media entità, a strade disseminate di buche in quantità tali da portare Guidonia a livelli di richieste di risarcimento danni in numero così elevato che può essere paragonato a quello di città molto più grandi, l’amministrazione comunale cosa fa? Invece di cercare soluzioni, di rimboccarsi le maniche, di dare una guida a questa città, no, essa si preoccupa del fatto che, a seguito della fuoriuscita dal Movimento 5Stelle di alcuni consiglieri comunali, non ha più la maggioranza nelle commissioni consiliari e cerca di rimodularle a suo piacimento asserendo che alla maggioranza spetta il 60% dei posti nelle commissioni consiliari, lasciando alla minoranza il restante 40%.
D’altronde chi fa politica, o anche solo chi da cittadino è attento alle cose politiche, ha sentito questa frase talmente tante volte da essere indotto a credere che ciò sia corrispondente al dettame normativo: niente di più falso. Ma per chiarire il concetto facciamo un passo indietro per far comprendere a tutti cosa si nasconde dietro questo modo di dire, spacciato falsamente come legge. Tra le prerogative del consiglio comunale c’è anche quella di istituire le commissioni consiliari che si occupano dei vari aspetti che attraversano e guidano la vita amministrativa di un Comune. Tale facoltà è regolamentata principalmente dall’art. 38 comma 6 del D.Lgs. 267/00 (detto anche Tuel) il quale prevede che le commissioni consiliari, una volta istituite sulla base di una facoltativa previsione statutaria, sono disciplinate dall’apposito Regolamento del consiglio comunale con l’inderogabile limite, posto dal legislatore, riguardante il rispetto del criterio proporzionale nella composizione.
Quindi, ulteriori fonti regolamentari dove eventualmente attingere sono lo Statuto del Comune di Guidonia Montecelio e il Regolamento del consiglio comunale.
Ebbene né lo Statuto comunale quando parla delle commissioni consiliari (art. 25), né il Regolamento del consiglio comunale quando parla dei gruppi consiliari (art. 54), fanno riferimento a maggioranze o minoranze, tali parole non compaiono assolutamente. L’unico concetto che si evince è quello del criterio di proporzionalità. Essendo il numero dei consiglieri fissato per legge, va da sé che se c’è la formazione di un nuovo gruppo consiliare o la crescita di un gruppo consiliare già esistente, allora inevitabilmente ci deve essere un gruppo consiliare che diminuisce. Ebbene, quello che i 5Stelle vogliono far credere, in maniera assolutamente demagogica, è che, dato che ad inizio legislatura le commissioni consiliari erano composte di dieci membri ognuna, di cui sei (60%) spettanti alla maggioranza e quattro (40%) spettanti alla minoranza, ciò sia un dettame normativo e quindi assolutamente non modificabile.
Niente di più sbagliato: non è un dettame normativo. Il modo di dire 60% alla maggioranza e 40% alla minoranza deriva dal numero dei consiglieri comunali appartenenti ai gruppi consiliari che sostengono il sindaco e che sono usciti vincitori dalla tornata elettorale, e tale numero, certificato il giorno della convalida degli eletti, rappresenta circa (non potendo un consigliere essere diviso in pezzi) il 60% dell’aula consiliare e di conseguenza sono i restanti consiglieri a rappresentare il rimanente 40%.
Ora cosa succede a Guidonia? Succede che a causa della manifesta incapacità amministrativa di questa amministrazione (e questo non è certo un modo di dire ma la fotografia della realtà) ben tre consiglieri comunali della forza politica che ha vinto le elezioni escono dalla maggioranza 5Stelle e approdano in due nuovi gruppi consiliari in opposizione. A questo punto i consiglieri comunali che sostengono il sindaco non sono più 15 bensì scendono a 12, mentre in opposizione i gruppi consiliari aumentano e i consiglieri comunali non sono più 9 ma salgono a 12, tanti quanti la maggioranza. Va da sé, quindi, che la somma dei consiglieri comunali dei gruppi di maggioranza non rappresenta più il 60% del consiglio comunale. Ed ora arriva il bello: i 5Stelle vanno in tilt, non hanno più la maggioranza in gran parte delle commissioni consiliari, si agitano al punto che addirittura una delle commissioni più importanti (commercio e attività produttive), dopo le dimissioni del presidente, non viene convocata da molto tempo. Non si danno pace e usando demagogicamente il famoso modo di dire 60% alla maggioranza e 40% alla minoranza vogliono far passare l’idea, assolutamente sbagliata, che essendo loro, più il sindaco, la maggioranza, hanno diritto al 60% dei posti in commissione. Il tutto calpestando il dettame normativo il quale non parla di maggioranze o minoranze, ma semplicemente di gruppi consiliari e della loro consistenza, che per gli eventi di cui sopra è certamente diversa da quella originaria, in quanto la maggioranza e la minoranza ora hanno lo stesso numero di consiglieri comunali, in virtù anche del fatto che il sindaco non c’entra nulla con i gruppi consiliari e non viene conteggiato tra i membri effettivi delle commissioni consiliari.
Noi del Polo Civico,  insieme alle altre forze di opposizione, ci siamo opposti in tutte le sedi a questo sfregio delle leggi e dei regolamenti, tanto che il Presidente del consiglio comunale non trovando nessuno che supportasse giuridicamente, in maniera ufficiale, la tesi dei 5Stelle, ha posto addirittura un quesito al Prefetto di Roma. E sapete cosa ha risposto la Prefettura? Ha risposto ponendo giustamente l’attenzione su due aspetti (che sono poi gli stessi che il Polo Civico enunciava da giorni e giorni): 1) Le forze politiche presenti in consiglio comunale devono essere il più possibile rappresentate anche nelle commissioni; 2) I mutamenti sopraggiunti all’interno delle forze politiche presenti in consiglio comunale si riflettono inevitabilmente sulla composizione delle commissioni consiliari che devono rimodularsi adeguandosi ai nuovi assetti, ma il tutto deve avvenire nel rispetto del criterio proporzionale di cui al citato art. 38 comma 6 del Tuel, nonché dell’art. 25 dello Statuto comunale e secondo le modalità di cui all’art. 54 del Regolamento del consiglio comunale.
Più chiaro di così? Solo questa amministrazione 5 Stelle non vuole prendere atto della realtà, ed è sempre più evidente che è un’amministrazione attaccata al potere, solo per il potere e disposta a stravolgere anche i dettami normativi pur di mantenerlo e noi del Polo Civico non ci stancheremo mai di informare e di evidenziare i limiti, le contraddizioni, l’inerzia e la mancanza di etica di una amministrazione che non riconsegna la città alle scelte degli elettori.
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

1Commento
  • Gabriele Giorgi

    Ma le commissioni così istituzionalizzato servono Davvero?

    ottobre 2, 2020

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