ANDREA Di Palma incontrava Giuseppe Bernardini che nelle diverse ramificazioni societarie, scopriranno gli investigatori, è socio del più noto Bartolomeo Terranova. Ma anche Antonio Deodati, appartenente alla famiglia di monnezzari la cui storia intreccia da decenni quella della città. Sono i giorni dei pedinamenti dell’ex facente funzioni. Gli uomini della Guardia di Finanza del primo gruppo della Capitale ipotizzano un passaggio di denaro dagli imprenditori alla volta dell’uomo politico, chiamato al timone del comune dal prefetto di Roma all’indomani dell’ arresto del sindaco Eligio Rubeis avvenuto il 20 luglio del 2015. I fatti raccontati nelle informative interne alle Fiamme gialle nell’ambito di Mafia Bianca risalgono ai mesi di ottobre e novembre di quello stesso anno. In ben due circostanze il Di Palma ha i finanzieri alle costole che ne seguono ogni mossa. Dalla mattina quando di buonora esce dalla sua casa di Villanova per dirigersi, come d’abitudine, negli uffici dove da amministratore dimora: quelli della Cultura e Pubblica istruzione ubicati in piazza Due Giugno.

È così anche quel 7 ottobre del 2015 per come le circostanze vengono narrate dagli inquirenti. “Di Palma lasciava la sua abitazione per raggiungere il parcheggio di via Zambeccari ove si è incontrato con un soggetto sconosciuto alle indagini con cui ha intrattenuto una conversazione. Successivamente il Di Palma e la persona con cui si accompagnava sono stati avvicinati nel predetto parcheggio da due uomini giunti a bordo di una berlina di colore nero targata SB31***. I due soggetti sopraggiunti, una volta scesi […] hanno conversato con Di Palma e l’altro uomo. […] Dopo circa 30 minuti, i due uomini giunti a bordo della berlina nera sono risaliti in auto lasciando il luogo dell’incontro, il Di Palma e l’altro uomo si sono invece recarti a piedi verso gli uffici comunali. […] Da accertamenti effettuati in un secondo momento alle banche dati in uso al Corpo, è emerso che l’autoveicolo (la berlina nera ndg) di nazionalità polacca è stato fermato due volte per controlli del territorio con alla guida Antonio Deodati. Quindi è verosimile ipotizzare che l’auto sia in uso allo stesso”.

Antonio Deodati detiene quote della Ecocar Srl. La società di famiglia è assegnataria in via temporanea della gestione dei rifiuti a Guidonia Montecelio dal 2013. In quei mesi l’azienda è sotto la lente dell’anticorruzione nazionale. L’agenzia guidata da Raffele Cantone, dal luglio del 2014 monitora i Deodati dopo che il prefetto di Latina ha emesso una interdittiva antimafia contro una cooperativa che gestisce il servizio in un comune del basso pontino, anch’essa riconducibile, per variegati assetti societari, alla famiglia Deodati. A Angelo, il capostipite, a Antonio suo figlio, al nipote Francesco. Una opacità nelle strutture dietro la quale, per la Procura di Tivoli, potrebbero annidarsi episodi di corruzione. A mettere il Pm Andrea Calice sulla pista di un possibile pagamento di tangenti è la stessa Guardia di Finanza con la informativa trasmessa il 13 ottobre del 2015. Nel fascicolo aperto quel giorno, confluisce anche l’esposto denuncia presentato dal teste (S)alfa il 3 marzo 2015 e già presente a sostegno delle accuse in un altro procedimento penale che vede coinvolto il sindaco Eligio Rubeis. A supporto degli addebiti mossi, Patrizia Salfa allega un articolo pubblicato il 12 dicembre del 2014 da Hinterlandweb.it . Incentrato proprio sulla interdittiva antimafia del prefetto di Latina.

Nel 2013 L’amministrazione guidoniana ha appena risolto il contratto in Ati con Aimeri Ambiente (riconducile per assetti societari alla coop 29giugno di Salvatore Buzzi, fresco di arresto in Mafia Capitale) ed è ricorsa all’affidamento temporaneo e diretto alla Ecocar di Deodati nelle more della procedura di gara già avviata. Scrive Patrizia Salfa nel suo esposto che le società di Deodati hanno “relazioni pericolose con un un gruppo in odor di camorra a Salerno. Robe da far sobbalzare gli inquirenti sulla sedia. Cosa che puntualmente avviene. La indagine infatti riprende corpo nell’ottobre del 2015 quando Salfa inizia a svolgere con una certa consistenza il lavoro di informatrice della Guardia di Finanza. Che mette Di Palma sotto intercettazione telefonica e ne segue passo passo le orme in lungo in largo. Dopo quel 7 ottobre c’è un altro Rendez Vous con gli imprenditori ripreso dai sistemi di sorveglianza degli investigatori. Avviene il 3 novembre del 2015 ancora nel parcheggio antistante piazza Due Giugno. Stavolta l’ex facente funzioni incontra Giuseppe Bernardini, associato a di Bartolomeo Terranova per il tramite di talune società il cui scopo sociale è l’edilizia. Con Bernardini il Di Palma  “si reca a prendere un caffè nel bar di Piazza Matteotti. […] E successivamente i due si sono fermati in piazza Due Giugno a colloquiare per circa 40minuti. […] nell’occasione i soggetti sono stati filmati nel mentre il Bernardini porgeva al Di Palma un documento che dopo averlo visionato riconsegnava al Bernardini. […] Successivamente alla visione del documento il Bernardini lasciava il Di Palma e si allontanava a bordo della sua autovettura”. 

È a questo punto che entra nell’obiettivo degli investigatori l’uomo misterioso. Di circa 30 o 40 anni, corporatura robusta, iniziava “una conversazione passeggiando intorno all’area mercatale e vie limitrofe”  in compagnia del Di Palma. Poi, entra in scena Umberto Ferrucci. L’ex dirigente fiduciario all’Urbanistica incaricato da ben due sindaci (Filippo Lippiello e Eligio Rubeis) si intrattiene  “fermandosi a parlare insieme” al Di Palma e all’uomo misterioso.  La descrizione che danno i finanzieri di Ferrucci nella informativa corrisponde al profilo già tracciato dal teste (S)alfa nell’esposto e nei verbali della Procura. “Si rappresenta che Umberto Ferrucci è stato un ex dirigente del comune destituito dal suo incarico in quanto denunciato in data 28.10.2013 dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma per violazione degli articoli 416 (associazione a delinquere) 314 (peculato) 476 (falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici)”. Il monitoraggio degli investigatori quel giorno si conclude con la ripresa di un impiegato comunale (identificato) che “giunto a bordo della sua Peugeot targata EB56*** è stato osservato mentre prelevava una busta dalla sua vettura e la poneva direttamente all’interno dell’autovettura del Ferrucci. […] Dopodiché i due si recavano in direzione degli uffici comunali”. Sono i filoni d’indagine relativi all’Ambiente e all’Urbanistica che ancora non hanno prodotto effetti. Una pagina giudiziaria ancora da scrivere.

Erano preda di una suggestione collettiva, la prova nei carteggi privati con la Guardia di Finanza. Domani su questo blog

nelle puntantate precedenti Nido di Vespe. Parte1/Faceva attività d’intelligence e riferiva alla Guardia di Finanza. Nelle carte processuali di Mafia Bianca, le contraddizioni (e i pettegolezzi) del teste (S)alfa

Nido di Vespe. Parte2/Si dimise per i soldi. Li voleva per “controllare” i cavatori ma il sindaco disse no. Poi, il teste (S)alfa verbalizzò la bufala della maxitangente e i pourparler di Palazzo

Nido di vespe. Parte3/Il viaggio era di piacere, ma per il teste (S)alfa doveva esportare valuta. “Boleo va in Cina, me l’ha detto Piseddu”

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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