GUIDONIA – Le cose sono andate esattamente come pronosticato,  le «procedure parallele» votate dal consiglio comunale furono «un atto unilaterale» in contrasto con il principio del corretto e imparziale andamento della pubblica amministrazione. La procedura che il Comune di Guidonia Montecelio avrebbe dovuto seguire era invece la chiusura della conferenza dei servizi, iter amministrativo già incardinato negli uffici, dando risposte certe al destino del polo del «Freddo» o piattaforma refrigerata che potrebbe vedere luce nell’area del Car (Centro agroalimentare di Roma). 

Con queste motivazioni il Tar del Lazio ha cancellato la delibera di consiglio comunale numero 95 (pubblicata l’8 gennaio del 2018),  invalidandone gli effetti e richiamando l’amministrazione all’adozione corretta delle procedure. A memoria, è la prima volta che i giudici sospendono l’efficacia di un provvedimento assembleare, un altro record negativo dei 5Stelle. L’ordinanza cautelare è stata emessa il 1 aprile. Il 19 luglio il collegio deciderà nel merito ma il destino dell’atto sembra segnato. La impresa ha deciso di trascinare l’Ente in giudizio e ottenuto ragione. Quel «no» dirigenziale  di Paolo Cestra, inserito in una proposta di delibera di consiglio poi approvata dall’aula con i voti della sola maggioranza pentastellata, fu dunque un abuso. Una «procedura parallela» subito giudicata anomala anche dalle opposizioni, dal Partito democratico che con l’allora capogruppo Simone Guglielmo rimase in assise per contrastare un provvedimento ritenuto illegittimo e dannoso, perché zeppo di omissioni e errori formali.

La dimenticanza più grave riguardava l’obbligo vincolante per l’Ente (sentenziato dal Tar del Lazio il  17 luglio 2018) di chiudere la procedura amministrativa aperta  il 30 ottobre del 2017, rimasta giacente a Palazzo per «inerzia manifesta». Motivo per cui i giudici avevano già sanzionato il Comune condannandolo a pagare le spese legali, ordinando contestualmente la chiusura della procedura (una conferenza dei servizi «sincrona» richiesta dal privato secondo procedure di legge semplificate) entro 90 giorni dalla data di notifica; in caso di ulteriore inadempienza, di procedere con l’intervento di un commissario ad acta già individuato dai giudici nella figura del Prefetto di Roma e suoi delegati.

Una strada tracciata e ineludibile che l’amministrazione 5Stelle ha fatto finta di non vedere. Perfettamente in linea con il detto dell’errare umano ma perseverare è diabolico – per le casse dell’Ente sul fatto già messe a dura prova da omissioni ed errori degli uffici – aveva prodotto al contrario il diniego dirigenziale, confluito in una proposta di delibera poi approvata. Era già chiaro che l’atto ora bocciato dal Tar era destinato a non produrre effetti, se non quelli di marcare un indirizzo politico della maggioranza 5Stelle. Che non chiudeva la procedura amministrativa  ma aggiungeva nuove spese al conto comunale: così è stato.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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