REGIONE – I tre impianti di trattamento meccanico biologico in via di progettazione sarebbero comunque insufficienti a risolvere il problema della capitale d’Italia. Senza contare che l’iter burocratico per la loro realizzazione è in fase embrionale e la eventuale localizzazione in corso di concertazione (difficile) con le comunità dei municipi interessati. L’assessore all’ambiente Pinuccia Montanari continua a stimare in 36 mesi il tempo necessario ad ultimarne i lavori ma le procedure atorizzatorie, il caso Guidonia insegna, e le lungaggini burocratiche fanno verosimilmente ritenere che ci vorranno anni per costruire i Tmb di cui invece Roma ha bisogno domani mattina.

È quindi di tutta evidenza che l’impianto Cerroniano dell’Inviolata, bello che costruito e pronto all’utilizzo, sarà centrale nel Risiko regionale di individuazione dei siti utili a superare l’emergenza di Roma e provincia. E che il boccino delle decisioni finirà presto in capo al prossimo presidente della Regione. Lo dice il ministero dell’Ambiente in una missiva inviata ieri al Presidente della Citta metropolitana (e sindaca di Roma) Virginia Raggi: il commissariamento del settore rifiuti è dietro l’angolo, perché in caso di inadempimento nella individuazione dei siti, come prevede la legge regionale 27/98 all’articolo 3, “l’autorità regionale è chiamata a sostituirsi al Campidoglio e alla Città metropolitana per progettare gli impianti”.

La via intrapresa dal governo appare quindi chiara. La Raggi può indicare una soluzione (che però non c’é) o il rischio è quello del commissariamento del settore rifiuti (della capitale) per dare la palla a Nicola Zingaretti o a chi verrà dopo di lui. Di fatto un nuovo commissariamento regionale del settore, dopo quello decennale finito nel 2012, se si considera che l’Ato (ambito territoriale) di riferimento all’interno del quale chiudere il ciclo dei rifiuti è regionale (secondo il piano varato dall’amministrazione Polverini) e che in percentuale dominante riguarda proprio Roma e la sua provincia.

La lettera è perentoria: la Raggi deve indicare soluzioni praticabili subito per superare l’emergenza, dicendo quali impianti intende realizzare per il trattamento, sulla base del fabbisogno fissato con delibera della Città metropolitana di Roma dell’aprile 2017, passaggio propedeutico alla approvazione del Piano regionale dei rifiuti che giace in attesa delle decisioni della sindaca.

Ed ecco che nella crisi dei rifiuti della Capitale e della sua provincia tornano d’attualità gli impianti (ultimati e disponibili) di Manlio Cerroni. In primo luogo il Tmb dell’Inviolata, di fatto autorizzato dal governo lo scorso 22 dicembre e capace di trattare fino a circa 300 tonnellate di rifiuti al giorno. E il tritovagliatore di Rocca Cencia dove confluiscono (anche) i rifiuti provenienti da 52 comuni della provincia di Roma, in funzione emergenziale e nonostante la interdittiva antimafia per le società di Cerroni. Due impianti che, con le loro complessive 700 tonnellate (circa) al giorno di capacità, sono pronti a sopperire ai conferimenti fuori regione deliberati dall’Ama (sempre in emergenza) a gennaio 2018, rendendo la Capitale pressoché autonoma sul fronte del trattamento dell’indifferenziato.

L’ora delle decisioni incombe, anche perché i conferimenti decisi in emergenza il 15 gennaio ad esempio da Società ambiente Frosinone (Saf) di una proroga di due mesi per accogliere 250 tonnellate al giorno di rifiuto indifferenziato di Roma nel Tmb di Colfelice, hanno già sollevato la indignazione delle comunità locali. L’ok alla spazzatura capitolina arrivato il con il voto di 35 sindaci del Pd durante l’assemblea della società che gestisce l’impianto, ha provocato la indignazione del sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani (Forza Italia) che si è detto pronto ad impugnare l’atto davanti alla giustizia amministrativa per ottenerne la sospensiva degli effetti. Anche la Regione Abruzzo ha messo il timer ai conferimenti romani, ne accoglierà la spazzatura solo per 90 giorni (fino ai primi di aprile) e per una quantità massima di 39mila tonnellate da distribuire in tre strutture, quelle Chieti, Sulmona e Aielli (L’Aquila).

In caso di commissariamento, sarà la Regione a decidere in emergenza e entro 60-90 giorni (comunque dopo le elezioni Politiche e regionali) anche sulle discariche di servizio che la Città metropolitana ha già individuato. Tutte localizzate in zone con vecchie cave estrattive. Un elenco che comprende aree dell’hinterland e del litorale romano (nella lista anche un sito nel comune di Tivoli  a due passi da Villa Adriana) ma anche nel territorio della capitale.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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