GUIDONIA – La mancata rimozione dei rifiuti abbandonati indiscriminatamente sulle strade comporta una responsabilità penale per l’amministratore che per passività o inerzia non interviene nei tempi e modi stabiliti dalla legge. Il reato è quello di omissione d’atti d’ufficio, con pene più severe che vanno da un minimo di 2 a un massimo di 6 anni se l’omissione riguarda gli ambiti della salute, l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. Giovanna Ammaturo, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ha deciso di fare leva sull’articolo 16 della legge 86/90 (che ha modificato l’articolo 328 del Codice Penale) per convincere il sindaco, il grillino Michel Barbet, a ripulire Albuccione (e lasciarlo pulito rimuovendo le cause), nel comprensorio industriale Pip 2, nelle vie Luigi Einaudi, Enzo Ferrari, Umberto Agnelli e traverse. Un’area dove sempre più spesso si verificano episodi di roghi. Anche due giorni fa, una mano criminale ha appiccato il fuoco a cumuli di rifiuti abbancati e abbandonati determinando una grave condizione di pericolo per la salute dei residenti.

Le denunce del consigliere non sono mancate nel corso degli ultimi due anni. Interrogazioni, atti d’indirizzo, comunicati stampa, che non hanno però prodotto effetti. Al netto di un paio di ordinanze difficili da far rispettare, tra l’altro scadute e non più in vigore, il sindaco si è finora girato dall’altra parte. Così, Ammaturo ha iniziato a studiare situazioni analoghe che hanno riguardato altri comuni. Scoprendo che amministrazioni dove i grillini sono all’opposizione, hanno risolto la pigrizia dei sindaci e delle loro maggioranze, col richiamo alla responsabilità penale in caso inerzia e di comportamenti omissivi di fronte a denunce e/o istanze di situazioni di grave pericolo per la salute pubblica. È il caso di Albuccione. Diventato oggetto di una richiesta formale di intervento nel richiamo dell’articolo 16 della legge 86/90 in una istanza depositata il 31 agosto scorso da Ammaturo. Il sindaco ha 30 giorni per intervenire, altrimenti la faccenda diventa di competenza della Procura della Repubblica di Tivoli. «Siamo pronte con la collega della Lega Arianna Cacioni a presentare un esposto ai carabinieri ambientali. Con la salute non si scherza» dice il consigliere. Senza contare che anche lo Statuto comunale, il faro di ogni amministrazione, impone al rappresentante legale dell’Ente la tutela dei beni pubblici, tra cui le proprie strade. Quelle di Albuccione, oggetto dell’abuso per la presenza di accampamenti abusivi e cumuli di rifiuti, sono di proprietà comunale e non più del consorzio industriale che le ha cedute atto notarile. In caso di abbandono indiscriminato da parte di ignoti, il sindaco ne risponde anche sotto il profilo delle responsanilità civili in quanto proprietario delle aree. 

Di seguito il testo dell’istanza: «L’area è una perenne discarica a cielo aperto – scrive l’esponente di Fratelli d’Italia – in quelle strade insistono diversi siti che per condotta abituale illecita di ignoti, si è di fatto trasformato in luogo di scarico, deposito incontrollato, ricettacolo di rifiuti di ogni genere, che non solo limita la pubblica via ma ha occupato i marciapiedi ed i terreni circostanti. Nelle strade sostano circa un centinaio tra roulottes e camper di una comunità rom oramai stanziali da quasi tre anni con un incontrollato andirivieni di auto e mezzi d’opera. Si è ritenuto opportuno segnalare quanto sopra affinché codesto Ufficio possa avviare gli opportuni accertamenti tesi a verificare se tale condotta configuri un illecito punibile ai sensi dell’art. 192 del Dl 3 aprile 2006, n.152. Che diverse sono state le comunicazioni, interrogazioni, in aula di consiglio e all’assessorato interessato inerenti il medesimo luogo, anche in riferimento alla pulizia da effettuare e la quantificazioni dei costi. Diversi i comunicati stampa, video e una mozione in aula di consiglio che Lei e la Sua maggioranza avete bocciato per dislocare, senza spese per il bilancio dell’Ente, fototrappole con cui riprendere i soggetti delinquenziali dediti a gettare rifiuti e i diversi delitti da testimoniare. Si rammenta che ai sensi dell’articolo 16 della legge 86/90 (che ha modificato l’articolo 328 del codice penale) la risposta alla suesposta istanza deve pervenire nel termine di 30 giorni dalla ricezione della richiesta medesima».

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.