GUIDONIA – Sarà un ennesimo consiglio di bla, bla, bla quello convocato il 15 dicembre (ore 10). Nessun provvedimento concreto iscritto all’ordine del giorno – il riferimento è ad atti amministrativi che abbiano una valenza sul piano degli effetti prodotti (delibere di approvazione di procedure avanzate dalla maggioranza di governo e istruite dagli uffici comunali) – ma solo un paio di mozioni e il regolamento sul riconoscimento di un elenco delle associazioni operanti sul territorio, insomma niente di destinato a determinare conseguenze in risposta ai bisogni reali dei cittadini. La prima mozione in discussione è sull’urbanistica “concreta” della passata amministrazione, già licenziata dal consiglio comunale sotto forma di delibere di varianti o indirizzi urbanistici e poi bloccata negli uffici della burocrazia comunale. A presentarla sono i consiglieri di opposizione su proposta di Mario Valeri che da mesi chiede al sindaco pentastellato Michel Barbet di esprimersi sulla tendenza della sua amministrazione in materie sensibilmente rilevanti per la vita della città quali, appunto, gli assetti  urbanistici.

Ha ragione Mario Valeri a denunciare il perdurare di una condizione divenuta imbarazzante: la assenza di una discussione consiliare sulle linee programmatiche. Esse rappresentano l’atto fondamentale che il sindaco adotta all’inizio del mandato per informare i cittadini sugli indirizzi che il suo governo intenda trasformare in procedure amministrative. Ora, in una sorta di ribaltamento dei piani, con metodo induttivo, è la opposizione ad interrogare Barbet sulle linee che egli intenda perseguire in materia urbanistica. Che fine faranno i Piani di intervento edilizio licenziati dalla precedente amministrazione? Le procedure avranno bisogno di un nuovo passaggio consiliare come suggerito dalla dirigente di settore poi defenestrata Paola Piseddu? Linee programmatiche al contrario in un unicum però fine a se stesso, se è vero come lo è che gli effetti prodotti saranno esclusivamente le chiacchiere, da intendersi nel rispetto del contraddittorio e delle minoranze che fanno il loro lavoro di critica anche in assenza di atti e procedimenti formali.

Ma tutto questo parlarsi addosso ha un costo. Per i cittadini. Ogni seduta assembleare aperta e valida presuppone il riconoscimento di un gettone di presenza per ciascuno dei consiglieri presenti. Ecco allora che a giustificazione di una pubblica spesa l’adunanza dovrebbe produrre, quando convocata, atti di una qualche concreta finalità, non appunto, esclusivamente chiacchiere sulla intitolazione o meno dell’aula al “martire dell’antimafia” Peppino Impastato. La regola non scritta, di buona creanza, in essere ai tempi delle giunte che indirizzavano provvedimenti da sottoporre al beneplacito consiliare, era di legare in coda agli ordini del giorno mozioni, interpellanze o interrogazioni. Se però il governo cittadino non dà indirizzi agli uffici comunali (attraverso l’adozione di delibere di giunta) sui procedimenti da istruire è normale che il lavoro scarseggi per l’assemblea e che le sedute si riducano ad un parlatorio inconcludente, seppur retribuito. Accade al tempo del Movimento 5Stelle al potere.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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