GUIDONIA –  Un appalto «aggiustato», a gara risultata deserta, attorno a una cooperativa che non aveva i requisiti previsti dal bando, ma che venne lo stesso contattata tra 11 operatori selezionati per le vie brevi dagli uffici del Piano di zonaPer colmare le lacune normative e procedurali, al settore che gestisce i servizi socio assistenziali del distretto sanitario dall’interno del Comune di Guidonia Montecelio, avallarono quindi, con criterio opzionale, l’unica offerta pervenuta che prevedeva l’affiancamento alla società di due associazioni locali di psicologhe e psicoterapeute, in possesso dei titoli professionali necessari a confezionare l’affidamento del servizio, costo di 64mila euro, durata un anno. Il «caso» riguarda il centro antiviolenza partito venerdì 8 marzo per volontà e necessità dell’amministrazione 5Stelle. Avviato tra selfie e sorrisi di rito, nonostante il mancato perfezionamento della convenzione/contratto con l’appaltatore/gestore, ancor peggio all’interno di locali di proprietà del Comune di Roma, da tempo non più nella legittima disponibilità dell’Ente guidoniano inizialmente soggetto locatario. Con evidente possibilità, privi dei canoni di agibilità e trasferiti in uso al privato con atto unilaterale del vicesindaco Davide Russo. Una vicenda che somma un elenco di stranezze da guinness dei primati.

Che il soggetto privato – chiamato dopo il flop della gara bandita a giugno 2018 con l’intento di trovare un operatore al centroantiviolenza – non avesse i requisiti è scritto nelle carte del notaio. Antares 2000, la cooperativa prescelta, per portare a casa l’appalto fu infatti costretta a ricorrere all’istituto dell’avvalimento al fine di dimostrare, in sede di aggiudicazione, il possesso dei requisiti di qualificazione professionale richiesti dalla stazione appaltante, il Piano di zona distrettuale di cui Guidonia è Comune capofila. Tramite tale istituto, previsto dal codice degli appalti e (guarda caso) dal capitolato speciale d’appalto, la coop vicina al coordinatore del Piano di zona Giovan Felice Mancinil’uomo «nell’ombra» di Russo , individuava su base discrezionale – e dal mazzo dei portatori dei requisiti professionali – Le Pleiadi onlus dell’attivista 5Stelle Elia Santori, già in lizza per fare il candidato deputato di collegio alle politiche 2018. Una associazione sociale gradita (anche) al Pd cittadino nella componente della Banca del tempo (mai perduto). La terza gamba dell’appalto, anch’essa discrezionalmente apprezzata dalla politica bipartisan, divenuta per gli effetti notarili «un’impresa ausiliaria» nella gestione del servizio, è la Arnica onlus. Le due associazioni, con Differenza donna, dal 2009 e ininterrottamente fino al 2015, avevano gestito di proroga in proroga – con i soldi sistematicamente anticipati dal Comune – il centro antiviolenza di Colle Fiorito, voluto e inaugurato da Nicola Zingaretti allora presidente della Provincia di Roma. Una vicenda dai contorni paradossali e grotteschi che ha lungamente riempito le cronache nel 2015, quando il Comune capofila, sempre nell’ambito del Piano di Zona, decise di mettere a bando il servizio per un anno, affidandolo ad altro operatore. Poi, il centro chiuse i battenti; uscite dalla porta, le associazioni ora rientrano dalla finestra. Non con un raggruppamento temporaneo d’impresa, formula limpida che avrebbe dato loro pari dignità con Anteres 2000, ma con un istituto che doveva forse servire ad ometterne i nomi dalle scartoffie ufficiali, dove unico soggetto aggiudicatario risulta la coop. Un escamotage?

Non è tutto. In questa strana vicenda dalle procedure squinternate entra anche il caso dei locali di via Carlo Todini 87 a Setteville. Negli uffici degli Affari generali, che valutano la legittimità delle procedure amministrative, e con essa l’efficacia, l’atto completo in ogni sua parte si è fatto attendere tre giorni. La determinazione del dirigente ai Servizi Sociali Carola Pasquali, pubblicata sull’albo pretorio l’8 marzo contestualmente alla apertura/inaugurazione del centro antiviolenza, era stranamente mancate del Corpo, e quindi priva di efficacia (determina_n_29 (14). La volontà amministrativa di trasferire all’appaltatore/gestore l’uso dei locali con procedure riconosciute non si era insomma concretizzata e il centro antiviolenza risultava abusivo. Con tutto ciò che tale condizione comporta al fine dell’attribuzione delle responsabilità in capo a chi gestisce un pubblico servizio.

Poi, la determina veniva pubblicata integralmente martedì 12 marzo, ma il pasticcio resterebbe di difficile risoluzione. Al punto che gli intoppi avrebbero ad oggi reso impossibile la stipula del contratto tra pubblico e privato e la attivazione delle obbligatorie clausole assicurative da parte dell’appaltatore, per cui il servizio sarebbe svolto in una condizione di abusivismo. I locali di via Todini, di proprietà del Comune di Roma, da anni non sarebbero più nella legittima disponibilità dell’Ente guidoniano e mancherebbero dei requisiti di agibilità. Il loro utilizzo in locazione era regolamentato da un vecchio contratto del 1975 rispetto al quale il Comune di Guidonia sarebbe però inadempiente. Per anni le società che si sono avvicendate nella gestione del patrimonio immobiliare di Roma Capitale hanno chiesto agli uffici di Palazzo Guidoni di regolarizzare le pendenze o restituire le chiavi, il Comune di Guidonia avrebbe invece continuato a maturare morosità. Eppoi c’è il nodo, non facile da sciogliere sotto il profilo tecnico amministrativo, di come trasferire l’impiego di locali individuati a uso abitazione locati al Comune a un servizio distrettuale, erogato dalla AslRm5 attraverso un privato. La determina completa in ogni sua parte (versione integrale) non svela i riferimenti sui quali Pasquali abbia potuto trasfondere l’utilizzo dei vani piano terra, fino al 2017 sede della delegazione comunale, al soggetto privato. Certamente lo ha fatto in esecuzione di un atto d’indirizzo del vicesindaco, protocollato il 7 marzo, quando però Russo era dato sulle spiagge brasiliane, impegnato in un viaggio personale e quindi lontano dagli uffici. (to be continued)

leggi anche Conflitti e centro antiviolenza, l’«omonima» prese il posto di Giovan Felice nel consiglio d’amministrazione della coop

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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