GUIDONIA – Mettiamola così: se per incanto tornasse a materializzarsi il Sebastiano Cubeddu della opposizione che fu  invocherebbe subito gli articoli 97 e 98 della costituzione, quelli del buon andamento della pubblica amministrazione, della trasparenza, della chiarezza negli atti e delle procedure adottate. Se ci fosse (ancora) ad arringare in aula, il papabile aspirante senatore che scambiò l’impegno locale per uno scranno in parlamento, avrebbe già scritto all’Anac di Raffaele Cantone denunciando abusi, al Prefetto per chiedere lo scioglimento dell’assise cittadina. Chissà quale “superiore interpretazione” della norma ha portato il sindaco di Guidonia Montecelio Michel Barbet, in sintonia con il suo assessore al Personale Romina Polverini, a indicare in un inedito “atto sindacale di indirizzo” a doppia firma, la via dello scorrimento di vecchie graduatorie per l’assunzione di alcuni nuovi dipendenti. Per la precisione di un paio di istruttori amministrativi – tra gli idonei non vincitori di concorso – ripescati da una antica selezione risalente addirittura al 2007 (regnava Filippo Lippiello); di altrettanti operai specializzati, categoria B3, selezionati nell’ambito di una contestata prova concorsuale del 2009, sindaco Eligio Rubeis, assessore al Parsonale Patrizia SalfaQuelle graduatorie sono finite (tutte) negli anni più volte al centro di feroci polemiche, tacciate di irregolarità in primo luogo dai grillacci ante litteram oggi al governo della città.

Se ci fosse (ancora) il Cubeddu capo della opposizione, non ancora aspirante parlamentare, in aula farebbe fuoco e fiamme. Perché il punto controverso di questa vicenda, destinata (forse) in forza di legge a finire alla attenzione della giustizia amministrativa, è solo uno: che cosa ha impedito alla amministrazione Barbet, nata nel giugno scorso da una esigenza rivoluzionaria e di discontinuità con il passato, di bandire nuovi concorsi invece di ripescare idonei (non vincitori) da vecchie graduatorie viziate, a detta degli stessi pentastellati, da politiche corruttive e clientelari operate dalle vecchie maggioranze di governo? Nuovi concorsi avrebbero garantito  la trasparenza sempre invocata (e la pari condizione di accesso a quanti in questi dieci anni hanno maturato i titoli per vincere una selezione pubblica), smentendo inoltre il postulato che vuole i grillini uguali agli altri una volta raggiunti i palazzi del potere. Queste scelte sembrerebbero invece dimostrare come l’operato di Barbet sia più che mai in linea con le esigenze autoconservative di una “burocrazia che in questo paese non si fa riformare da nessuno”; come “i signori del tempo perso” – per dirla alla Francesco Giavazzi in un recente saggio riferito ai dipendenti pubblici – siano i reali detentori del potere nei gangli delle amministrazioni locali, in grado di piegare la ferrea volontà dell’ultimo dei sindaci onesti; la prova di come il nuovismo spacciato per nuovo dalle Stelline si sia presto dovuto adeguare a certe regole non scritte ma da sempre in vigore; di quanto siano lontani i tempi dei Vaffa day.

Michel Barbet, eletto sindaco con maggioranze assai parziali il 25 giugno dello scorso anno, ha scelto quindi le vecchie alchimie amministrative invece di nuovi e trasparenti concorsi pubblici. A novembre del 2017, in accordo con i sindacati interni, aveva avviato le procedure di mobilità volontaria per l’assorbimento in pianta organica di nuovi dipendenti che, come da migliore tradizione, non avevano prodotto risultati, da qui il ricorso alle vecchie graduatorie, scorse su disposizione di un atto di indirizzo dello stesso Barbet e di Polverini, scadute da svariati anni e quindi, in teoria, inefficaci. Al contempo ha deciso di assorbire (in queste ore se ne stanno predisponendo i contratti) in pianta organica militanti candidati alle comunali del 2014 nella lista del M5Stelle, impiegati del comune di Roma (precedentemente precari nell’ente guidoniano), di Collegiove, della Camera di commercio della capitale, perfino un vigile da Arezzo. Niente di nuovo, insomma, sotto il cielo Stellato che “illumina” il nuovo corso della città. La vignetta satirica usata come immagine di copertina è opera dell’ingegno di Luciano Apolito, essa venne realizzata negli anni dei concorsi banditi e espletati dall’amministrazione Rubeis ed è disponibile in Rete.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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