GUIDONIA – Niente che già non si sapesse a delineare ancora di più il puzzle del disastro, ma le parole dell’assessore all’Ambiente Manuela Bergamo hanno confermato l’ultimo passaggio fino a un’ora solo voce di corridoio: smaltire la frazione organica del rifiuto domestico avrà un costo stratosferico con ripercussioni importanti sulla tariffa. Se la soluzione individuata pro tempore dall’amministrazione 5Stelle di conferire nel Tmb del Viterbese di proprietà della Ecologica Viterbo Srl dovesse protrarsi anche oltre la data del 31 gennaio 2020 e per l’intero anno, alla fine il conto salato per i cittadini arriverebbe a due milioni di euro. I prezzi li ha fatti la stessa Bergamo: 181 euro a tonnellata più iva al 10% moltiplicati per le 10 mila tonnellate annue fa cifra tonda. Un vero salasso per i cittadini che prima della crisi di queste ultime settimane pagavano la tariffa (Tari) calcolata su un costo di 135 euro (iva inclusa) per lo smaltimento dell’umido. Gli aumenti dei costi ricalcolati sulla Tari non sono quindi difficili da misurare: saranno pari al 65% per le famiglie e imprese. Non male per una città che da 10 anni ha avviato la raccolta puntuale del rifiuto domestico nella prospettiva di salvaguardia dell’ambiente ma anche di un contenimento della spesa. Invece il ciclo dei rifiuti a Guidonia Montecelio non solo non si è chiuso ma è andato in tilt. Le ragioni del collasso hanno trovato spiegazione oggi in aula consiliare, dove per tre ore si è discusso di soluzioni che però si intravedono nel breve come nel lungo termine.

Lo smaltimento della frazione organica ha ormai costi proibitivi per carenza d’impianti. Quelli che ci sono si trovano al nord Italia e quando non sono saturi per via dei quantitativi di Roma che hanno inflazionato il mercato, si fanno pagare a caro prezzo. Insomma, non andrà meglio nei prossimi mesi, e se il Tmb di Viterbo dovesse sospendere l’accoglimento dei bilici a fine gennaio la esposizione economica per i contribuenti potrebbe solo peggiorare: smaltire nei siti veneti o piemontesi, laddove disponibili ad accogliere una quantità di organico stimata come mostruose dagli addetti ai lavori, potrebbe arrivare a costare fino a 300 euro a tonnellata.

Una scenario terrificante che è ben emerso durante la discussione in aula nel corso del consiglio comunale straordinario di oggi convocato proprio sulla crisi del sistema di smaltimento del rifiuto domestico. A non emergere sono state al contrario le soluzioni alla portata dei 5Stelle. Da mettere in campo nei prossimi mesi. Quando si potrebbe aprire un altro fronte di criticità nei costi di smaltimento della frazione indifferenziata, attualmente trattata nel tritovagliatore di Rocca Cencia. La cui capacità potrebbe essere ridimensionata dalle eccedenze capitoline e dalla difficoltà di reperire altri impianti con inevitabile lievitazione dei prezzi di smaltimento delle circa 35 mila tonnellate annue di frazione grigia o secca prodotta dalla terza città della regione Lazio. Oggi il Comune di Guidonia Montecelio paga 145 euro a tonnellata (iva al 10%), ma il borsino segna una lievitazione dei prezzi paragonabile a quella dell’umido. In assenza di una programmazione che ha riguardato gli ultimi anni, l’amministrazione 5Stelle, abituata a gestire il contingente e incapace di pianificare scelte drastiche, non ha soluzioni tout court da spendere per cercare di contenere l’impennata dei costi del servizio che saranno sostanziosi quanto inevitabili. A governare così erano buoni tutti è il refrain più gettonato in città, per farlo peggio ce ne vorrebbe ma i 5Stelle si stanno impegnando.

Elisabetta Aniballi
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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