GUIDONIA – Come reagireste se articolazioni dell’amministrazione comunale, a parità di requisiti, avessero concesso ad altri i bonus disponibili durante la pandemia e a voi no? Avreste pensato a una ingiustizia, a un abuso: fissate le regole, queste devono valere per tutti. Il governo italiano ha deciso una quantità di aiuti nell’ultimo anno. Destinatari: famiglie, imprese, commercianti. Ha stabilito, ad esempio, il fermo degli avvisi di accertamento e delle ingiunzioni fiscali anche relativi ai tributi locali (Imu, Tasi). Per tutti. Ma per le aziende del Distretto industriale del Travertino Romano le cose sono andate diversamente. E molte, a dicembre 2020, si sono viste notificare atti esecutivi per centinaia di migliaia di euro, in apparente violazione della normativa vigente. Attore dell’ apparente abuso, la Tre Esse Italia Srl. Società che opera la riscossione dei tributi nel Comune di Guidonia Montecelio. Gli avvisi recapitati a dicembre sono inoltre sbagliati. Contengono errori materiali perfino sulle particelle catastali oggetto della tassazione Imu (Imposta municipale unica). Quando gli imprenditori hanno chiesto la rettifica in autotutela delle ingiunzioni fiscali si sono sentiti rispondere «tanto ci vediamo in giudizio». In alcuni casi, l’agente della riscossione ha richiesto il 100% alla società X per un terreno, sebbene la proprietà fosse al 50% di altro soggetto Y. È come se a qualcuno venisse chiesto di pagare l’Imu sulla casa del vicino, e davanti alle rimostranze si sentisse rispondere: ce la vediamo coi giudici. Errori molteplici che chi scrive ha potuto accertare carte alla mano. Sui quali potrebbe essere prossima una diffida al dirigente alle Finanze Niccolò Roccolino: la rettifica in autotutela è, per legali delle imprese, un diritto da far valere prima di ricorrere ancora alle commissioni tributarie. Alimentando il già esteso contenzioso fiscale in essere dal 2007 tra aziende e Comune di Guidonia Montecelio. Una querelle diventata anche giudiziaria alla cui base ci sono due delibere confliggenti, una di giunta e l’altra di consiglio comunale. Che fissano diversi valori venali a m/q delle aree di cava ai fini del calcolo dell’Imu ex Ici. La prima indica il valore in euro di 7,82, l’altra, applicata dall’agente della riscossione, lo fissa in euro 54,75. La differenza, forse una ventina di milioni di euro, è finita negli accertamenti e nelle ingiunzioni fiscali fatti notificare dalla Tre Esse negli anni. Atti gravati da sanzioni e interessi, sistematicamente impugnati dagli imprenditori nelle sedi della giustizia civile, fino alla Cassazione. Anche alla luce delle ultimissime ordinanze della suprema corte (di cui parleremo nella seconda puntata di questa inchiesta), le aziende chiedono una revisione degli importi da corrispondere, la decurtazione degli interessi e sanzioni, la correzione degli svarioni formali senza dover ricorrere al giudice ogni volta. Invocano, insomma, quell’equità fiscale a cui ogni contribuente ha diritto, anche i ricchi cavatori (in uno stato di diritto dovrebbe in effetti funzionare così).
La Tre Esse, gli errori non solo formali
Alla luce di queste risultanze, che potrebbe riguardare o avere riguardato ogni soggetto interessato dalla tassazione, l’intero contenzioso fiscale aperto tra il Comune e le diverse categorie di contribuenti diventa davvero «presunto» (come ha avuto modo di dire il sindaco grillino Michel Barbet). Né che risulti la Tre Esse ha fornito percentuali degli errori contenuti negli avvisi e nelle ingiunzioni fiscali. Forse perché più attenta al numero degli accertamenti sui quali viene calcolato l’aggio (ossia quanto intasca la stessa Tre Esse) che alla qualità degli atti?. Con tutta evidenza la riscossione del Comune di Guidonia Montecelio è una macchina ingolfata, che non facilita le entrate tributarie. Lo dimostra la mole raggiunta dal «fondo crediti di dubbia esigibilità» del bilancio corrente, dove vengono iscritte le somme che l’Ente prevede di non incassare poiché sub iudice (sotto il giudizio del giudice). Davvero non si capisce poi, perché la società di Supino (Frosinone), tra l’altro in scadenza di concessione, avrebbe agito con una errata applicazione della normativa. Nello specifico dei decreti legge che imponevano all’agenzia delle entrate, e agli agenti della riscossione, «che tutti gli atti impositivi in scadenza nel 2020 devono essere notificati non prima del primo marzo 2021 e non oltre il mese di febbraio 2022»: faceva invece pervenire alle imprese le richieste fiscali comprensive di sanzioni e interessi senza tenere conto dei versamenti parziali già effettuati. Un pastrocchio che necessiterebbe di un metodo per essere risolto, una incombenza verso la quale l’amministrazione 5Stelle si mostra per ora defilata. Resta la domanda: perché la concessionaria guidoniana se ne fregherebbe delle norme? Nella sola categoria delle imprese estrattive è ormai solida la convinzione di essere di fronte ad un caso di discriminazione inaccettabile in uno stato di diritto. Una guerra apparentemente inspiegabile al settore, al pari di altri colpito della crisi economica e pandemica.
Alle origini del contenzioso, le anticipazioni
La questione riguardante il prelievo Imu ex Ici sulle aree di cava, classificate fino al 2017 come agricole, è stata a lungo dibattuta in ogni parte d’Italia dove fosse presente questa attività. Poi, nel 2017, la suprema Corte di Cassazione a sezioni riunite ha stabilito che una volta che la cava è operativa il prelievo Imu opera con riferimento al genere dei fabbricati. Che gli edifici funzionali all’estrazione e le aree pertinenziali, devono essere oggetto di prelievo sulla base della rendita che sia attribuita a tali fabbricati, soggetti al prelievo sulla base del valore venale in comune commercio.
Per dette aree, taluni Comuni tra cui quello di Guidonia Montecelio, pretendono il pagamento dell’Imu, quali aree fabbricabili, assimilandole alle aree destinate all’utilizzo commerciale o industriale: le cave come il Car (Centro agroalimentare) o il Centro commerciale tiburtino. Per le imprese del travertino questa impostazione è stata sempre sbagliata. Perché le aree di cui si tratta sono suscettibili di edificazione limitatamente alla realizzazione di fabbricati strumentali, la cui base imponibile ai fini del calcolo dell’Imu deve essere determinata sulla base del loro reale valore venale. Qui ha origine il contenzioso ancora pendente nei bilanci del Comune di Guidonia Montecelio, nelle sedi della giustizia civile, fino all’ultimo grado: la Cassazione. Sono 260 le cartelle oggetto di impugnazione, una mole imponente di lavoro per i giudici. Nel merito della vicenda, delle scelte politiche della amministrazione 5Sstelle, delle proposte di conciliazione avanzate dal Cvtr (il consorzio delle imprese) per sanare un contenzioso che perdura almeno dal 2007, parleremo nella seconda puntata di questa inchiesta in pubblicazione domani. (To be continued).
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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