GUIDONIA – «No» ai rifiuti romani imposti d’imperio nel Tmb dell’Inviolata dal sindaco di Roma (e della Città Metropolitana) Roberto Gualtieri, è pressoché unanime la posizione dei consiglieri comunali di Guidonia Montecelio, di maggioranza e opposizione, seppur con qualche distinguo sull’utilità dell’impianto magari a vantaggio della terza città del Lazio. Un modo ci sarebbe di opporsi all’ordinanza firmata da Gualtieri lo scorso 18 luglio con qualche speranza di ottenere accoglimento da parte del Tar, il Tribunale amministrativo del Lazio a cui il sindaco Mauro Lombardo sembra intenzionato a rivolgersi per chiedere l’annullamento dell’atto.

Il modo lo ha spiegato l’avvocato e consigliere di «Città Nuova» Michele Venturiello nel corso del consiglio comunale convocato in forma straordinaria sul «caso» Tmb e rifiuti romani lo scorso 26 luglio. Ed è quello di chiedere ai giudici che venga rispettato il principio di prossimità e di autosufficienza, secondo cui, prima di Roma, vengono i rifiuti di Guidonia Montecelio, attualmente conferiti nei siti del centro Italia, tra l’Abruzzo e Viterbo, a costi esorbitanti per i cittadini: oltre tre milioni e mezzo di euro l’anno solo per disfarsi dell’organico e della frazione grigia o indifferenziata.

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«Per il principio di prossimità – spiega Venturiello – prima devono venire i rifiuti di Guidonia Montecelio  che attualmente viaggiano in giro per il mondo, poi tutti gli altri; questa sarebbe a mio avviso l’unica motivazione su cui i giudici potrebbero rimettere in discussione i cardini dell’ordinanza Gualtieri che, come è noto, presuppone un uso esclusivo del Tmb per i rifiuti della capitale: 600 tonnellate al giorno». Guidonia dovrebbe rivendicare una prelazione sull’uso dell’Impianto con i giudici amministrativi, ma quanti sarebbero d’accordo a metterlo comunque in funzione?. Al ricorso al Tar lavoreranno, per volontà dello stesso Lombardo, un pool di avvocati indicati dal Comune di Guidonia Montecelio in collaborazione con i legali delle associazioni ambientaliste – «l’avvocato Carmine Laurenzano dell’associazione Codici ma non soltanto» – spiega il sindaco.

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La linea che si intenderebbe prediligere nella stesura e nell’impostazione dell’atto, da quanto va emergendo, è quella del rischio per la salute pubblica che comporterebbe l’arrivo dei rifiuti romani, in particolare di «tal quale» (non passato dalla raccolta differenziata domiciliare). Una strategia d’intervento da strutturare (anche) con l’adozione di una ordinanza sindacale ferma impianto (a firma Lombardo), costruita sui presupposti di necessità e urgenza previsti dall’articolo 50 del Tuel, Dlgs 267 del 2000, che trasferire ai sindaci potere di intervento nei casi in cui si ritenga in pericolo l’incolumità dei cittadini. La strategia del pool, punterebbe inoltre alla sottolineatura di un possibile aggravamento dell’inquinamento atmosferico dovuto al maggiore transito di mezzi pesanti su via dell’Inviolata e nelle strade di raccordo: per i quantitativi previsti in entrata, se ne stimano dai 20 ai 40 al giorno. E ancora, sull’interferenza del Tmb con le condizioni di inquinamento riscontrare nelle acque sotterranee dell’area dell’adiacente ex discarica, chiusa definitivamente nel 2014. Anche se, su questo punto, il Tar del Lazio si è già espresso, sentenziando sfavorevolmente nel 2020 sull’ennesimo ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste.

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«Ad essere inquinata – scrivono i giudici amministrativi – è infatti la falda acquifera circostante, a causa dell’azione della discarica che vi insisteva. Tale discarica è a tutt’oggi chiusa, mentre si attende la definitiva bonifica dell’area. L’impianto TMB, di per sé, ad onta dell’inquinamento rilevato in alcuni piezometri attribuibile anch’esso alla discarica, non costituisce una fonte di ulteriore compromissione delle acque, neppure in applicazione del principio di precauzione. Quest’ultimo, infatti, vale a prevenire danni alla salute e all’ambiente nei casi in cui le attuali conoscenze scientifiche non siano in grado di escludere che essi siano legati ad una certa attività. Nella nostra ipotesi, la ricorrente non ha neppure indicato quale deficit cognitivo sarebbe da tenere in conto, atteso che l’impianto TMB non interferisce con la qualità delle acque, ed è stato ritenuto comunque compatibile con l’ambiente dall’ARPA, come dedotto dall’Avvocatura dello Stato» – Sentenza del Tar del Lazio Seconda Sezione Bis numero 08862/2020).

Se vogliamo, è la stessa strategia messa in campo dal predecessore di Lombardo, il sindaco grillino Michel Barbet quando decise nel 2021 di interdire al transito via dell’Inviolata con una ordinanza contenibile è urgente decisa a tutela della salute pubblica. Un atto che venne reputato dai giudici come «una soluzione manifestamente incongrua, irragionevole, sproporzionata», strumentalmente finalizzata ad impedire tout court l’apertura dell’impianto. 

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AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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