GUIDONIA – Ci sono servizi essenziali e servizi essenziali, almeno nell’ordine cronologico con cui le società che erogano prestazioni socio assistenziali vengono liquidate dall’Ente. A parità di importanza nell’impegno profuso, alcune sono pagate perfino in anticipo, senza apparente, logico motivo, mentre altre aspettano mesi a fronte di centinaia di ore di assistenza già erogate. Nel caso della Antares 2000, cooperativa sociale che con ramificazioni associative locali gestisce il centro antiviolenza di via Todini, Setteville di Guidonia, il saldo del monte ore relativo al mese di marzo (per 5.241,35 euro) è arrivato addirittura in anticipo rispetto all’avvio del servizio, avvenuto con l’inaugurazione del centro l’8 marzo. Eppure la società il 5 aveva già presentato fattura all’Ente, e l’11 – con una singolare velocità d’azione – si era vista liquidare le competenze con determinazione del dirigente del Piano di zona.

A differenza di altre cooperative, che pure gestiscono servizi di sostanziale rilevanza sociale come l’asilo per l’infanzia o l’assistenza culturale scolastica ai ragazzini disabili, e che per i ritardi accumulati, nei mesi scorsi, avevano minacciato il Comune di Guidonia Montecelio di interrompere la somministrazione dei servizi. Di «figli e figliastri» parla il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Giovanna Ammaturo,rimarcando alcune differenze di trattamento messe in campo proprio dall’amministrazione 5Stelle. È il tempismo inedito a destare sospetti, in una città dove i fornitori di servizi aspettano mesi se non anni per vedersi riconoscere il credito. Nel caso della coop «amica» del coordinatore del Piano di Zona, ufficio dal quale il servizio dipende anche economicamente, l’attesa è stata invece azzerata.

Non è la sola stranezza. Rileva Ammaturo, che sui fatti ha presentato una seconda interrogazione al sindaco Michel Barbet: «Vorrei capire come sia stato possibile recepire il 5 marzo una fattura quando non solo il servizio non era partito, ma era anche privo di sede. Lo si evince dal fatto che solo il 7 il vicesindaco Davide Russo disponeva con atto di indirizzo il trasferimento dei locali di via Todini alla cooperativa. Appare evidente che senza una sede il servizio non esiste, e non si capisce dove e come le operatrici avrebbero potuto erogare il servizio».

Ma sono tante le cose che non tornano nella vicenda, già oggetto di una prima interrogazione presentata da Ammaturo il 12 febbraio. I locali, prima sede della circoscrizione municipale, in cui il servizio viene svolto sono di proprietà del Comune di Roma, da anni al centro di un contenzioso tra amministrazioni, il cui trasferimento a beneficio di Antares non sarebbe potuto avvenire se non con procedure amministrative illegittime. Per capire come sia stato tecnicamente possibile riversare l’uso alla coop, il consigliere ha presentato richiesta di accesso agli atti. Specificamente vuole capire: 1) La intera modalità di affidamento del servizio a Antares 2000, avvenuta dopo che la gara d’appalto era andata deserta. 2) Perché ancora la stipula del contratto tra Comune e coop non si è formalizzata. 3) Con quali riferimenti normativi e procedurali è stato possibile trasferire l’uso dei locali del Comune di Roma alla Antares 2000. 4) Se esiste stipula della obbligatoria polizza assicurativa che la cooperativa doveva sottoscrivere. 5) Se la società ha versato la cauzione definitiva pari al 10% dell’importo contrattuale previsto secondo le modalità e le condizioni stabilite dall’art. 103 del D.lgs. 50/2016 – Carta dei Servizi.

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AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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