GUIDONIA – È il rappresentante legale dell’Ente, ha responsabilità di governo, è il capo dell’amministrazione ma sull’Inviolata si mette a fare il capopolo mostrando lacune di conoscenza imbarazzanti per l’ultimo degli esagitati ambientalisti. Non sta ai fatti Michel Barbet, eppure dovrebbe conoscerli. Perché in troppi hanno ben compreso il suo pensiero (e le parole), sintonizzati sulla diretta del sito Dentro Magazine. Il Tmb ricade in un parco archeologico ha detto il sindaco. Sbagliato. L’area dell’impianto è fuori dai confini della riserva dal 2005, centrale piuttosto ad un’area industriale che si è sviluppata intorno al casello autostradale, secondo la visione di chi l’ha preceduto, può non piacere ma arrivare alla negazione è presa per i fondelli verso i cittadini.

Michel Barbet, nel corso della conferenza stampa estemporanea del 25 gennaio convocata per presentare l’ennesimo assessore, ha parlato poi di fantomatici vincoli su quell’area. Nei panni dell’ultimo urlatore di piazza, ha elucubrato di Mibact e prescrizioni archeologiche e paesaggistiche, di ricorsi che intende presentare al Tar contro la intera procedura autorizzatoria del Tmb, racchiusa nella delibera del Consiglio dei ministri del 22 dicembre scorso, dopo averne delegato i tecnicismi all’avvocatura comunale.

Eppure non ci sono vincoli su quell’area, Barbet farebbe meglio a chiederlo al suo dirigente all’urbanistica invece che a Giuliano Santoboni, semplicemente dovrebbe pretendere che gli vengano spiegate le carte. Il Mibac, dopo la ordinanza di sospensione dei lavori imposta al costruttore, lasciò invano decorrere i 90 giorni nel 2014 senza produrre la documentazione utile a sostenere le proprie ragioni (la esistenza di vincoli paesaggistici). Non a chiacchiere ma attraverso atti amministrativi. Il risultato fu la riapertura dei cantieri e la ultimazione dell’impianto. Su quell’area non c’erano vincoli né potevano essere istituiti successivamente. Semplicemente non ci sono. Ed è questa la ragione per cui il comune di Guidonia Montecelio non ha potuto pubblicarne gli effetti sui terreni oggetto degli interventi. Il Mibact è arrivato negli anni a rimettere in discussione la legittimità dell’intero impianto autorizzatorio della struttura. La mancanza del parere paesaggistico avrebbe dovuto inficiare tout court tutti gli atti emessi dalle varie amministrazioni e riguardanti l’Impianto, ma la giustizia amministrazione chiamata in causa da tutti  ha sempre dato torto al ministero. Come non hanno effetti sul piano penale e amministrativo le azioni intraprese a seguito di quella ordinanza di sospensione dei lavori, compresi il sequestro dell’impianto e il famigerato dispositivo della Cassazione, carta straccia.

Il Sindaco Michel Barbet, dovrebbe farsi spiegare dal suo dirigente (anche), carte alla mano, che la procedura di messa in sicurezza della ex discarica è svincolata dalle sorti del Tmb, che l’Arpa non ha mai certificato l’inquinamento della falda acquifera, smettendola di raccontare frottole come un manuale illustrato dal Cra (Comitato di risanamento ambientale). Continuare a percorrere vicoli ciechi può andare bene per la propaganda dei legal-ambientalisti amici ma Barbet è il sindaco e dovrebbe trovare soluzioni amministrative utili a garantire l’Ente e i cittadini che rappresenta. Lasciando le comparsate nei cortei ad altri che non ricoprono importanti incarichi istituzionali.

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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