GUIDONIA – Per Michel Barbet fondamentalmente “l’atto del dirigente è legittimo”. L’ha detto ieri (6 settembre) in apertura del consiglio comunale fiume, mantenendo infine il punto nonostante le aperture a possibili provvedimenti di sospensione degli effetti di revoca, via via esclusi (tutti) man mano che passavano le ore.  C’è stato un momento in cui la ordinanza sindacale contingibile e urgente poteva essere la via d’uscita. I gravi motivi di ordine pubblico, le centinaia di operai licenziati e stremati da quattro giorni di proteste, i blocchi stradali e le occupazioni della piazza Matteotti, nelle ipotesi del gotha penstastellato, in accordo con il prefetto di Roma, dovevano diventare il viatico per sospendere temporaneamente se non la efficacia, almeno gli effetti del provvedimento di revoca della autorizzazione estrattiva, ritenuto dalla Società destinataria, la Str  illegittimo se non un vero e proprio abuso di potere. Azienda chiusa e cinquanta licenziamenti, la conseguenza. Una soluzione da giocare in un tempo limitato, recepita subito da un atto amministrativo a firma del dirigente che consentisse alla impresa di riprendere l’attività fino al pronunciamento del Tar (sulla sospensiva degli effetti di revoca) atteso per il 9 ottobre.

Strada ritenuta praticabile fino a tarda sera ma poi archiviata con poche parole dallo stesso Barbet, “non è fattibile”. Una doccia fredda per imprenditori, sindacati, maestranze presenti in piazza numerosi dalle prime ore della mattina. Fiduciosi dell’esito di un consiglio comunale straordinario e urgente convocato per trovare soluzioni nell’immediato. L’aula ha concluso i lavori licenziando invece un atto di indirizzo proposto e votato dalla sola maggioranza. Esso trasferisce alla giunta la competenza esclusiva su ogni possibile azione da valutare con il dirigente ai fini della ricerca di un cavillo utile a superare provvisoriamente l’atto di revoca. La palla è ora nelle mani di Marco Simoncini. L’ingegnere a capo dei Lavori pubblici del Comune di Guidonia Montecelio da ieri ha assunto le competenze anche del settore Ambiente, causa la malattia di Paola Piseddu, artefice del provvedimento di revoca. Una malattia vista da molti come “provvidenziale” conoscendone la determinazione con la quale ha difeso la correttezza dell’atto a sua firma. Il primo in un elenco di revoche già decise, destinate a una decina di imprese del comparto estrattivo. La crisi torna quindi al punto di partenza e lo sciopero degli operai va avanti. Nonostante gli sforzi profusi dalle opposizioni che compattamente hanno dato battaglia in aula per trovare soluzioni praticabili. Tutte rinviate al mittente. I 5Stelle si sono perfino votati un atto praticamente fotocopia di quello presentato da Pd, Lega, Arianna Cacioni del gruppo misto, dal Polo civico di Mauro De Santis. Determinati a non mollare un solo centimetro agli avversari sul terreno della trattativa, scongiurando cedimenti politici. Proprio in queste ore le minoranze contano su una mozione di sfiducia al sindaco che potrebbe sbarcare all’attenzione dell’aula a stretto giro. Insomma, la battaglia continua.

L’approccio ideologico dei 5Stelle il vero ostacolo 

Ma la questione cave, la cui crisi definitiva sarà inevitabile se non interverranno soluzioni politiche di breve periodo atte ad arenare la chiusura delle imprese, non è solo tecnicismi e interpretazioni normative, essa attraversa la politica, gli uomini e le donne che nella istituzione comunale ne sono espressione. La maggioranza 5Stelle, nei suoi rappresentanti più determinanti e condizionanti dell’azione di governo, ha mostrato fino in fondo di avere un approccio esclusivamente ideologico al caso cave. Giuliano Santoboni, il capogruppo pentastellato, ha parlato di scelte sofferte ma necessarie riferendosi agli strumenti di revoca. Per poter tornare a riprogrammare l’intero settore con l’accordo di programma allo studio della Regione. Che però potrà produrre effetti, sul piano degli adeguamenti normativi e urbanistici e del rilascio di nuove concessioni, solo nel lungo termine. Distruggere per ricostruire mirando a una maggiore tutela ambientale, anche se le imprese avranno cessato di esistere e si saranno bruciati posti di lavoro, il pensiero di Alessandro Cocchiarella è stato chiaro. Cocchiarella come Santoboni ha una lunga militanza nell’ambientalismo locale, quello diventato prevalente nell’indirizzo di governo. Più che contro le cave sembrano essere contro la impresa estrattiva, messa più volte sotto accusa in aula consiliare. Una categoria che nel taglio culturale dei Nostri è riferimento di abusi ambientali, deturpamento territoriale, profitto a scapito delle leggi e della collettività. Una visione astratta, ideologica, in quanto tale non supportata da riferimenti certi in relazione alle presunte norme violate, ma imposta sull’onda del consenso e della coerenza a tutti i costi. Una irragionevolezza di lungo corso, cominciata anni addietro in altri ambiti d’intervento come la discarica e il Tmb, Cocchiarella e Santoboni sono oggi al governo della città e tanto fa la differenza. E sulla questione cave vogliono portare Guidonia verso un futuro agreste. La cicoria al posto del travertino?

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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