ROMA carente di impianti di trattamento potrà appoggiarsi fuori dai suoi confini. Non solo nei comuni dell’Area metropolitana ma nelle altre province del Lazio. Questo è il succo dell’emendamento votato al consiglio regionale del Lazio e diventato centrale nel Piano generale regionale dei rifiuti licenziato dall’aula ieri 5 agosto in serata. Dove la proposta dell’Ato a sé per Roma è stato cassata,  riportando la definizione degli ambiti territoriali su base provinciale, ma anche regionale in caso di necessità, quando a prevalere potrebbe essere il principio di prossimità, fino al momento in cui la Capitale non sarà autosufficiente con propri impianti di smaltimento per chiudere il ciclo dei rifiuti. Tutto previsto in uno schema passato in aula sotto forma di emendamento proposto dall’assessore ai Rifiuti Massimilano Valeriani (Pd). Che alla fine ha incontrato il favore del gruppo consiliare dei 5Stelle astenuto e quindi favorevole ai fini dell’approvazione del punto. Proprio su questo emendamento i grillini hanno montato in aula un teatrino degno del miglior cabaret. Viste le posizioni discordanti tra consiglieri, e su indicazione di Roberta Lombardi, hanno provato a modificare la proposta Valeriani con  un proprio subsubemendamento che ha spaccato il gruppo. Favorevoli da una parte, contrari dall’altra è finita che l’assessore ha comunque bocciato la proposta portando però i 5Stelle al voto d’astensione sul proprio emendamento. Una capolavoro di trasversalismo politico concordato nel dettaglio.

Ora cosa succede? Roma sarà obbligata a essere autosufficiente per quanto riguarda gli impianti di trattamento e di smaltimento dei rifiuti ma deve avere il tempo di costruirli e individuare le aree. Ci vorranno almeno 36 mesi, questo è il tempo lasciato dal Piano sui rifiuti alla Capitale per adeguarsi alle prescrizioni. Nel frattempo, con la benedizione di Pd e 5Stelle i rifiuti romani verranno trattati e smaltiti nei Tmb e Tm (Colleferro) della sua provincia e dell’intera regione. Passato il periodo di proroga che durerà 3 anni, i 5 Ato dovranno alla fine diventare autosufficienti, e una volta raggiunto questo obiettivo non potranno essere autorizzati nuovi impianti se non di nuova tecnologia, nel rispetto dei principi dell’economia circolare. I singoli Comuni, entro 180 giorni dall’entrata in vigore del Piano, potranno chiedere di essere assegnati a un Ato differente da quello «territoriale». Fino al raggiungimento dell’autosufficienza, gli ambiti potranno utilizzare impianti presenti in altri Ato, per un periodo massimo di 36 mesi. Entro 120 giorni dalla data di pubblicazione del Piano sul bollettino ufficiale,  Il consiglio regionale dovrà approvare una legge che regoli il funzionamento degli Ato e degli enti di gestione.

Praticamente il nuovo Piano, dopo gli approfondimenti effettuati, ha confermato la suddivisione degli ambiti territoriali ottimali contenuti nel precedente Piano del 2012 (quello portato in aula dall’ex Presidente Renata Polverini), individuando 5 Ato per la gestione dei rifiuti urbani coincidenti con i territori delle 5 Province facendo al tempo stesso prevalere il principio di prossimità sull’intero territorio regionale. Lo ha spiegato lo stesso Valeriani in aula, anticipando il contenuto di emendamenti di giunta che servivano a cancellare appunto il subambito di Roma, presente invece nella versione del piano votata in giunta il 10 dicembre del 2019. «Negli Ato va garantita l’autosufficienza dei Tmb (Trattamento meccanico biologico, ndr) e degli impianti smaltimento, discariche di servizio o termovalorizzatori» spiegava Valeriani, grazie all’accordo raggiunto con Virginia Raggi che individuerà da subito sul territorio romano la discarica di servizio. Optando per una cava dove smaltire i rifiuti a Monte Carnevale. Riassumendo funzionerà così: Roma mette la discarica in città ma utilizza gli impianti dell’intera regione. Tbm dell’Inviolata (sito all’interno del territorio di Guidonia Montecelio) che è potuto rientrare a pieno titolo nel fabbisogno stimato dal Piano sui rifiuti grazie alla nuova autorizzazione (fino al 2024) licenziata dalla Pisana il 6 luglio 2020. Un vero esempio di economia circolare, nel senso che il cerchio si è chiuso.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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