QUELLA del distretto industriale del Travertino Romano è una crisi annunciata. E la colpa non è solo del Covid che ha messo le imprese in ginocchio nel mondo o della congiuntura economica negativa, la colpa è anche imputabile alla incertezza amministrativa che ha relegato le aziende estrattive in un limbo dal quale fanno fatica a uscire. Condannandole, senza una inversione di tendenza, a morte certa sul mercato internazionale. Per Filippo Lippiello, il presidente del Centro per la Valorizzazione del Travertino Romano, consorzio istituzionale che racchiude i know-how di categoria e i Comuni di Tivoli e Guidonia Montecelio, la sfida sul futuro è adesso. Servono pianificazione e programmazione per il rilancio del bacino estrattivo che «esiste da 2000 anni» e restituisce una pietra unica al mondo. Lippiello ha parlato nel corso di una conferenza stampa utile a superare lo stallo in cui versa il settore. Schiacciato da mancate opportunità e lacciuli burocratici. Il Comune di Guidonia Montecelio da anni si pone in posizione di contrasto con le aziende. In una azione continuata che Lippiello definisce «vessatoria e discriminatoria». Il doppio riferimento del presidente del Cvtr è ai ritombamenti negati, nonostante le leggi li consentano, e alle rateizzazioni dei tributi incredibilmente non riconosciute alle imprese.

Il nodo dei materiali per i ritomabementi è annoso. Il Comune di Guidonia Montecelio vieta ogni tipo di utilizzo di terre e rocce esterne per i riempimenti di cava, nonostante la norma del 2017 ne privilegi l’uso proprio ai fini del ripristino ambientale. Una discriminazione, appunto, che incide sulla competitività delle imprese per l’effetto domino che genera. Lippiello lo ha schematizzato partendo dai negati rinnovi alle autorizzazioni estrattive che il Comune origina proprio dal mancato ripristino ambientale, e che sono alla base della difficoltà, per le aziende, di stipulare le fideiussioni a garanzia con le compagnie assicurative. Un cane che si morde la coda, un continuo cortocircuito che rende l’attività d’impresa impossibile da programmare. Vessati sui tributi. Lippiello ha spiegato che «nell’ultimo regolamento sul debito tributario, siamo l’unica categoria che non ha potuto rateizzare con l’ipoteca sui beni aziendali a garanzia, perché al Comune si sostiene che il valore dei terreni delle cave è deperibile anche in sei mesi. Eppure, quando l’amministrazione deve riscuotere Ici e Imu la tassazione è al massimo. Questa dicotomia ci vede vittime di un sistema che non riesce a programmare, nonostante il travertino sia qui da 2000 anni e sia una risorsa unica al mondo». E sulle fideiussioni false, oggetto di fantasiose e malevole narrazioni, il presidente chiarisce: «Le imprese sono state vittime di una truffa. Tutte avevano le fideiussioni, premi regolarmente pagati alle compagnie di assicurazione e al broker. Noi siamo stati truffati e mai si può dire che facciamo le polizze false, le subiamo».

Quindi, la ricetta per uscire dall’impasse e iniziare a programmare. Per Lippiello «c’è ancora la possibilità di una visione per il territorio» e i tavoli di confronto devono diventare lo strumento per uscire dalla crisi. Ma serve chiarezza e la certezza di una pianificazione almeno ventennale. «Le previsioni di settembre e ottobre – ha aggiunto – sono catastrofiche per il mondo dell’impresa, noi non ci salviamo se restiamo l’ingranaggio che appena prova a ripartire qualcuno blocca con una zeppa». Altra necessità è quella di vedersi garantire più sicurezza e controlli all’interno del distretto. Lo Stato deve provvedere a finanziamenti straordinari per l’assunzione di poliziotti, carabinieri. Troppo a lungo le aziende sono state vittime di azioni predatorie e di danneggiamenti a macchinari e impianti, subendo danni economici di milioni di euro. Infine, l’auspicio di una stagione di rinnovamento, per Lippiello, passa dai rapporti di coesione con le maestranze, i sindacalisti: «Mai come ora c’è coesione tra noi e i dipendenti, con loro abbiamo concordato il rilancio della filiera corta per ridare vita ai laboratori».

Ma c’è anche un progetto pilota che lascia ben sperare per il futuro. E stato depositato alla Regione Lazio su proposta di un privato ed è quello di un grande parco acquatico. Ne ha parlato Vincenzo De Gennaro, sempre del Cvtr,  per spiegare cosa si intende per idea di pianificazione sulle scelte relative ai 400 ettari delle cave. A proposito dei ritombamenti ha detto: «Nessuno vuole lasciare i crateri, noi questo territorio vogliamo renderlo ancora più bello ma le amministrazioni comunali devono dare alle imprese la possibilità di completare il progetto di recupero ambientale e consentire l’ingresso di terre e rocce da scavo». Un passaggio non rinviabile ulteriormente.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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