GUIDONIA – Le tariffe di smaltimento fissate dalla Regione Lazio nella determinazione del 6 luglio 2020 sul Tmb dell’Inviolata  ribaltano l’orientamento del Tar del Lazio relativamente alla congruità dei costi posti a base d’asta e Tekneko perde il ricorso. L’impianto di trattamento meccanico biologico, pronto a entrare in funzione, è stato ri-autorizzato un mese fa e adesso salva il bando di gara sul servizio integrato dei rifiuti solidi urbani avviato dal Comune di Guidonia Montecelio a guida grillina.

La difesa dell’Ente, costruita sulla relazione degli uffici all’Ambiente e basata sul prezzo fornito dalla Regione Lazio di 124,53 euro a tonnellata per lo smaltimento della frazione indifferenziata, ha convinto i giudici che il costo di 160 euro/t – preso a riferimento dalla stazione appaltante (Cuc, Centrale unica di committenza della IX Comunità Montana) nel capitolato speciale d’appalto – fosse tutt’altro che antieconomico per le imprese come sosteneva Tekneko. E dunque più che congruo come dimostrato dal fatto che – scrivono i magistrati in sentenza pubblicata oggi 11 agosto – «esistono impianti che praticano una tariffa di accesso a prezzi anche inferiori, così ad esempio quello autorizzato con determinazione della Regione Lazio n. G07907 del 6 luglio 2020, depositata in atti, che ha fissato una tariffa di accesso pari ad euro 124,53 per tonnellata».
Che succede ora? Umberto Di Carlo, il patron della società avezzanese che ha svolto il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti negli ultimi 5 anni ed opera attualmente in regine di proroga fino al 31 dicembre, conferma la decisione di non partecipare alla gara attualmente pendente presso la Cuc.

Il ricorso

La Tekneko Sistemi Ecologici a luglio aveva trascinato il Comune di Guidonia Montecelio e la Centrale unica di committenza della IX Comunità Montana del Lazio davanti ai giudici del Tar ai quali aveva chiesto, ottenendola, «una sospensione immediata» delle procedure e anche l’annullamento della gara sul servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti che vale per 5 anni quasi 60milioni di euro.  Troppi errori materiali contestava Di Carlo. Paradossi e svarioni giuridici in conseguenza dei quali l’azienda avezzanese non solo aveva deciso di non partecipare alla procedura ma di contestarla nelle sedi della giustizia amministrativa.

Il bando preparato dal settore Ambiente era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 giugno 2020. Bando con il quale la Cuc aveva indetto la procedura aperta per l’appalto del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani con il sistema del porta a porta ed altri servizi attinenti, per la durata di 3+2 anni con termine fissato per la presentazione delle offerte al 19 luglio 2020. L’affidamento resta previsto mediante procedura aperta espletata sulla piattaforma telematica della Centrale unica di committenza con applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Per i legali della società, che lo avevano esposto nel ricorso, il bando prevedeva una novità assoluta rispetto alla attuale gestione ed ai rituali bandi di gara emanati dai Comuni per il servizio di raccolta dei rifiuti. Infatti, solitamente, viene affidato dalle amministrazioni locali il servizio di raccolta (differenziata e con il sistema porta a porta) e di trasporto dei rifiuti, in questo caso invece veniva «aggiunto anche lo smaltimento, in dispregio di importanti principi che regolano la materia dei rifiuti e le gare pubbliche». E per di più a costi difficilmente sostenibili per l’impresa. Su questo verteva il ricorso presentato al Tar. 

La difesa dell’Ente

Il Comune rispondeva con l’imminente entrata in funzione del Tmb dell’Inviolata. Tanto da prenderne a parametro le tariffe di smaltimento fissate dalla Regione Lazio nella determina del 6 luglio. Una scelta positivamente valutata dai giudici amministrativi che hanno così potuto stabilire che i costi stimati nell’appalto sono congrui e non rappresentano quelle caratteristiche «immediatamente escludenti» come la società avezzaneze aveva sostenuto. Considerando il bando discriminatorio al punto di avere scelto di non partecipare all’appalto. Tra le contestazioni di Tekneko, proprio la scelta del Comune di avere ricompreso nel servizio integrato anche lo smaltimento con costi eccessivamente compressi ai danni dell’appaltatore. Creando le condizioni escludenti di non competitività per le stesse aziende. Ma a difesa della congruità delle somme messe a base d’asta il Comune ribatteva con motivazioni strabilianti. Nella memoria affidata all’avvocato Alberto Costantini, la determina autorizzatoria del Tmb  finiva agli atti di causa. I prezzi di smaltimento sono quelli di mercato è stata la tesi del legale. Basta leggere i prezzi stabiliti dalla Regione per lo smaltimento della frazione umida e indifferenziata per euro 124,53/tonn al netto di ecotassa, benefit e iva (qualora dovuti) ai quali il Comune dovrà attenersi. Detta tariffa è largamente inferiore al costo unitario di smaltimento stimato dal Comune di Guidonia Montecelio. Una difesa che ha convinto il Tar.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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