GUIDONIA – Come L’ultimo dei Moicani Davide Russo, vicesindaco con delega delle alle Attività produttive del Comune di Guidonia Montecelio, lavora (ancora) in queste ore a ricomporre il tavolo di concertazione con le imprese del travertino romano e i sindacati (il sindaco Michel Barbet resta latitante). L’ultima riunione (leggi qui), la scorsa settimana, era infatti terminata con una rottura delle trattative, aperte due mesi prima al solo scopo di portare il comparto estrattivo fuori da una crisi senza precedenti. Una battaglia consumata su un doppio binario all’interno del palazzo municipale, da una parte l’indirizzo politico, incapace di andare oltre le migliori intenzioni; dall’altra, una burocrazia armata dell’ultimo cavillo, schierata contro ogni soluzione ragionevole (e auspicabile a tutela del lavoro) della vertenza.

In questo schema, non solo le rassicurazioni formali – arrivate dal sindaco e della maggioranza di governo nel corso delle settimane – non hanno trovato traduzione in atti concreti a favore delle attività estrattive, ma in modo schizofrenico  producevano un ricorso all’ufficio del Presidente della Repubblica contro la determinazione regionale che puntellava, sotto un profilo amministrativo, i successivi atti comunali per una positiva risoluzione della crisi. Un ricorso alla giurisdizione straordinaria della giustizia amministrativa, voluto dalla giunta Barbet, votato all’unanimità dagli assessori nella forma di una delibera di indirizzo. Che autorizzava la Avvocatura comunale a procedere contro la stessa Regione Lazio nella persona del suo legale rappresentante, il presidente Nicola Zingaretti. Una vicenda complicata, che nelle ultime ore si è arricchita di ulteriori capitoli, nell’acme di uno scontro istituzionale giocato senza soluzione di continuità tra il dirigente comunale all’Ambiente, architetto Paola Piseddu, e la collega Flaminia Tosini, ingegnere a capo del Dipartimento delle Politiche ambientali e ciclo dei rifiuti della Regione Lazio.

Impugna tu che io ti seguo, la situazione è ormai paradossale

Una guerra tra competenze, già ampiamente documentata da chi scrive, anche in relazione ad altri atti (vedi la procedura autorizzatoria del Tmb dell’Inviolata), che si sarebbe trasformata in un confronto verbale acceso tra le professioniste, durante un incontro di qualche giorno fa in Regione, alla presenza del vicesindaco, nella circostanza in veste di mediatore. La Regione, il dirigente Tosini, starebbe in risposta valutando di ricorrere al Tar (Tribunale amministrativo del Lazio) contro la delibera di Giunta che dava indirizzo contro la sua stessa determinazione. Chiedendone la immediata sospensione degli effetti, con la intenzione di trascinare la vicenda in ogni grado di giudizio della giustizia amministrativa ordinaria per stabilire una volta per tutte chi ha ragione. Se insomma, come lei ritiene, una congrua lettura delle norme, degli indirizzi giurisprudenziali, sia avvenuta nei termini contenuti nella determinazione oggetto del contendere. Ovvero che una nuova procedura di valutazione di impatto ambientale non fosse necessaria per autorizzare il prosieguo della attività estrattiva per più di qualche azienda (in attesa dei rinnovi da parte del Comune), e che si dovesse invece procedere con una proroga alle vecchie concessioni, alcune risalenti al 1986, come del resto la legge prevede.

Mosse e contromosse

Piseddu a colpi di lettere, torna ora (inoltre) a sottoporre alla attenzione dei dipartimenti regionali (oltre ai Rifiuti, quello alle Attività produttive) le risultanze di uno studio sul dissesto idrogeologico (commissionato dall’amministrazione comunale nel 2013 alla università delle Marche), da sempre contestate dagli imprenditori del settore estrattivo. Che già all’epoca ne avevano tracciato i contorni discriminatori (con formale lettere di diffida) perché, a loro dire, a totale vantaggio dell’altro competitor nella guerra dell’acqua: la stazione termale di Tivoli Terme di Bartolomeo Terranova (leggi qui). Uno studio ritenuto dalle imprese fortemente sbilanciato, nonché viziato da “preconcetti nelle indicazioni” da parte del dirigente Paola Piseddu, perché in antitesi con altre ricerche di equivalente valore scientifico, fornite negli anni da geologi di chiara fama in altrettante prestigiose università. Per i cavatori, insomma, la recente grafomania di Piseddu, potrebbe essere subordinata a necessità terze di mettere ulteriore carne sul fuoco della crisi, per dilatare i tempi di una risoluzione positiva per il comparto, e rappresenterebbe (ancora) una “preconcetta ostilità” della dirigenza sulla quale l’indirizzo politico continua a non esprimersi.

Barbet e Russo non rispettosi della volontà del consiglio comunale

A complicare ulteriormente il quadro, ci sono infine le mancanze istituzionali interne all’Ente comunale. Una mozione approvata dall’aula impegnava – su un vincolante piano politico – il sindaco e la giunta ad adoperarsi in qualunque modo per una positiva risoluzione della vertenza. Nonostante la chiara indicazione, espressa in via prevalente dalla maggioranza consiliare, il governo cittadino promuoveva il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (procedura lentissima che potrebbe trascinare la vicenda alla calende greche), frutto evidente di una strategia tesa ad andare nel senso contrario. Venerdì 1 giugno 2018 è convocato il consiglio comunale. E la vertenza cave potrebbe essere alla discussione dell’aula nei punti preliminari. Mentre i sindacati si dicono sbigottiti dai contorni di incredibile gravità che la intera questione sta assumendo. Nella latitanza della politica comunale e regionale. Minacciando nuovi scioperi e mobilitazioni a tutela di 500 posti lavoro, tra contratti diretti e manovalanza dell’indotto.

 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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