GUIDONIA – Preavvisi di diniego costruiti su interpretazioni normative fantasiose, spesso in contrasto tra loro. Perfino un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica pur di sottrarre all’onere delle responsabilità chi è pagato per istruire corrette procedure amministrative, chi per dare un chiaro indirizzo di governo. Non basta: frutto della pervicace volontà di trovare il pelo nell’uovo sono arrivate (puntuali) le contestazioni alle circolari regionali, diramate nei giorni scorsi a chiarimento (ulteriore) della validità applicativa di leggi, regolamenti, di indirizzi dottrinali e giurisprudenziali in materia di cave. Il settore del travertino romano, da mesi in crisi per i mancati rinnovi delle autorizzazioni estrattive, non vede insomma via d’uscita contro le decisioni, apparentemente prive di evidenza e di qualunque logica, adottate unilateralmente dalla burocrazia comunale. Nella incapacità del governo cittadino di ritagliarsi un qualunque ruolo, fosse anche di comparsa, nel teatrino dell’assurdo ormai palcoscenico della vertenza cave.

La fine (ingloriosa) dei tavoli barbettiani 

Testimoni oculari raccontano i contorni kafkiani dell’ultima, inutile riunione di lunedì 21 maggio. Il tavolo allargato alle imprese (e a sindacati e tecnici regionali) voluto dal sindaco era, del resto, nato già morto (leggi qui). Per evidenti motivi di pertinenza, esso non si concentrava nella ricerca di soluzioni al vero nodo, i mancati rinnovi delle autorizzazioni estrattive, ma affrontava in via generale e aleatoria il potenziale rilancio del comparto estrattivo unitamente al ripristino ambientale. Un escamotage per buttarla in caciara (o ciurlare nel manico), per distogliere insomma l’attenzione dal vero oggetto del contendere. Qualcuno azzarda la tesi della precisa strategia ingannevole messa in campo dall’amministrazione per prendere tempo, allontanando per un po’ (un mese almeno) dai riflettori della pubblica opinione le manifestazioni di piazza, gli scioperi, il tema dei licenziamenti (passati e futuri), le tensioni sociali comunque destinate a una escalation dopo l’inevitabile fallimento del fuorviante tavolo di concertazione. Una emergenza occupazionale e una crisi imprenditoriale ben lontane dall’esser risolte in primo luogo per colpa di una politica piegata alle manifeste volontà dei burocrati; episodio emblematico, consegnato alle cronache dai presenti, quello di una Tiziana Guida, assessore comunale all’Ambiente, spogliatasi dalla funzione di indirizzo nel consegnare le sorti della crisi al dirigente, “andateci a parlare voi con Paola Piseddu” ha consigliato agli imprenditori, abdicando al ruolo davanti a un confuso Michel Barbet, ignaro perfino delle carte oggetto del confronto.

Paradossi: ora su buona parte dei mancati rinnovi deciderà il Capo dello Stato. Mentre molti dei preavvisi di diniego fatti pervenire alle aziende, risultano all’occhio sufficientemente infondati, contraddittori e tendenti a annullarsi tra loro negli effetti che dovrebbero produrre. Il caos interpretativo delle norme, resta poi l’impedimento reale sulla via di una positiva risoluzione della vertenza. Nonostante i plausibili chiarimenti arrivati della Regione Lazio e prontamente rispediti al mittente da Paola Piseddu correlati da una ostinata, a tratti forzata opposizione. Sullo sfondo, uno scontro di competenze. Nello specifico tra il dirigente comunale e le sue omologhe a capo dei dipartimenti regionali coinvolti nella spinosa vicenda, rispettivamente Flaminia Tosini, ingegnere responsabile delle Politiche ambientali e ciclo dei rifiuti, e Rosanna Belotti, a guida del Dipartimento per lo Sviluppo economico e le attività produttive. Un ginepraio apparentemente inestricabile.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

Sarà l’Ufficio del Presidente della Repubblica a dirimere la controversia nata dal riconoscimento della efficacia del preesistente provvedimento di valutazione di impatto ambientale (senza ricorrere a nuova procedura) prodotto dalla Regione Lazio il 18 gennaio 2018. Una scelta che ha bocciato tout court  l’intera linea Piseddu, legittimando in automatico i rinnovi delle autorizzazioni estrattive invece bloccati dal Comune. La determinazione dirigenziale G00358 (firmata da Flaminia Tosini) recepiva insomma le interpretazioni normative, dottrinali e giurisprudenziali in materia di ripristino ambientale nelle aree di cava già istanza delle aziende presso la Regione Lazio. Un atto apparentemente logico e dovuto (che approvava il completamento degli interventi di coltivazione e recupero ambientale secondo i parametri già adottati in altri distretti industriali), mal digerito però da Piseddu che, con parere vincolante, spingeva il sindaco a impugnare la determina in sede di giustizia amministrativa. Senza però ricorrere alla giurisdizione ordinaria (Tar e Consiglio di Stato) per ottenerne l’annullamento degli effetti. Il ricorso è stato notificato nei giorni scorsi e verrà discusso nelle prossime settimane,  Barber è la parte proponente, destinatario è invece il Presidente della Regione Nicola Zingaretti in veste di legale rappresentante dell’Ente; dall’esito della discussione dipenderà a questo punto il futuro delle attività estrattive nel distretto industriale del Travertino.

I punti dell’atto regionale contestati da Piseddu 

Le aziende interessate dal provvedimento, in fase di completo ritombamento del vuoto prodotto dall’attività di coltivazione, si erano impegnate – come da progetto presentato in Regione – a utilizzare materiale compatibile e non inquinante, ottenendo così il beneplacito del Dipartimento Poltiche ambientali e ciclo dei rifiuti. Ma subito questo era diventato il punto contestato: per Piseddu il ripristino ambientale andava operato con gli scarti originari di estrazione ormai tuttavia dilapidati. La legge consente l’utilizzo di materiali alternativi, classificati con particolari codici, ma sul punto la dirigente era stata irremovibile. Una impuntatura burocratica, apparentemente illogica, che a febbraio ha portato una decina di aziende a presentare un esposto alla Corte dei Conti (e una segnalazione al nucleo anticorruzione comunale) sollevando la potenziale incompatibilità di Piseddu a gestire un provvedimento che incrocia le sorti delle Terme di Roma. Le attività oggetto della determina regionale, insistono infatti su di un’area di falda che alimenta lo stabilimento termale. E la dirigente è una stretta congiunta (sorella) del principale, storico collaboratore del Patron delle Terme di Roma Bartolomeo Terranova.

Guerra dell’acqua e incompatibilità 

Terme e cave una coabitazione impossibile, l’attività estrattiva è all’origine del depauperamento e del deterioramento della risorsa solfurea, gli studi non mentono. Incentivare le funzioni imprenditoriali dell’una equivale a cagionare un danno all’altra. Con questa certezza, una decina di imprese, avevano inoltrato richiesta di accertamento di un eventuale conflitto di interesse per Paola Piseddu, oltre che alla Corte dei Conti, a Annalisa Puopolo, segretario generale del comune a capo del nucleo cnticorruzione dell’Ente.  Lo avevano fatto in base all’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 63 del 2013 che regolamenta il comportamento dei dipendenti della pubblica amministrazione. Puopolo però, a distanza di settimane, ha risposto che la condizione di Piseddu non è soggetta all’articolo 7 del Dpr in questione. Il dirigente è a suo dire compatibile con i provvedimenti di specie, anche se essi incrociano gli interessi delle Terme e dell’imprenditore.  Eppure, in un recente passato, altre potenziali incompatibilità similari, riguardati il Terranova e i suoi molteplici interessi nell’edilizia cittadina, erano state alla base della richiesta di trasferimento di Piseddu dal settore Urbanistica poi accolta dal sindaco. Incompatibilità a intermittenza o a convenienza? Il dubbio persevera. In attesa del verdetto della Corte dei Conti.

leggi anche Conflitti d’interesse, guerra dell’acqua e monopolio termale. Chi vuole staccare la spina alle imprese estrattive? Anatomia di una crisi annunciata

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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