L’IMPIANTO di Aielli (L’Aquila) piace al sindaco grillino Michel Barbet e anche ad Alessandro Cocchiarella, il presidente della commissione Ambiente da sempre contrario all’impianitica di qualunque tipo (novità). Entrambi, lo scorso 25 giugno, facevano parte della delegazione (anche composta dai 5Stelle consiglieri comunali Antonino Briganti e Giuliano Santoboni) arrivata in Abruzzo, nell’area industriale sita nel cuore del Fucino, per partecipare alla inaugurazione del primo lotto di ampliamento di un Tmb in buona parte riconvertito in impianto di compostaggio: proprietà pubblico privata di Aciam Spa-Tekneko. Una partnership (Comuni della Marsica, Regione, socio privato al 49% Tekneko) che in Abruzzo funziona. Chiude il ciclo dei rifiuti, da anni e ancora attualmente, aiuta perfino Roma a non morire di rifiuti. Una cerimonia bella e partecipata, con il presidente della Regione Marco Marsilio, l’Ad di Aciam Alberto Torelli, il patron di Tekneko Umberto Di Carlo, sindaci e autorità, il vescovo dei Marsi, l’illuminato monsignor Pietro Santoro, che si è detto pronto a portare l’esempio virtuoso dei «rifiuti che hanno una loro dignità» alla settimana sociale dei cattolici in calendario a ottobre nella città di Taranto, tema: «Persona, lavoro e ambiente tutto è connesso».

I numeri dell’impianto 

In effetti il nuovo impianto si estende su un’area di 50mila metri quadrati, ha raddoppiato la capacità di recupero della frazione organica degli Rsu portandola da 25.000 a 58.500 tonnellate annue, dà lavoro a 6000 famiglie, si trova all’interno di una cornice ambientale di rara bellezza (con le montagne d’inverno innevate da sfondo), crea compost di qualità per gli usi in agricoltura e biogas per la produzione di energia elettrica. L’economia circolare di cui parla monsignor Santoro. Diventata reale grazie alla connessione tra ambiente, rifiuti e il lavoro «che dà dignità alla persona umana». Di quelle oltre 58mila tonnellate di organico 10mila (circa) arrivano dal Comune di Guidonia Montecelio. Viaggiano ogni giorno sui mezzi Tekneko che nella terza città del Lazio (e non solo) gestisce la raccolta, il trasporto, lo smaltimento dei rifiuti. Un servizio che approssimativamente pesa sulla tariffazione Tari dei contribuenti guidoniani per oltre 1.500.000,00 di euro l’anno. Circa 120.000,00 euro al mese. Oggi l’impianto di Aielli lavora in tutta sicurezza nel contesto ambientale in cui è inserito e l’80% del totale trattato è rappresentato dalla frazione organica. La parte più inquinante del rifiuto domestico (quella responsabile del percolato nelle discariche). Non è sempre stato cosi. Quando è nato, una decina d’anni fa, era un Tmb con una sola linea per il trattamento dell’umido. Poi, nei comuni serviti, una miriade della Marsica, è aumentata la percentuale di raccolta differenziata che ha incrementato la quantità di materiale riciclabile in biogas. Oggi la maggior parte del compost realizzato viene utilizzato per realizzare concimi destinati alla coltivazione dei terreni del Fucino e altro viene impiegato nei pascoli.

Un impianto di tipo anaerobico

L’impianto è di tipo anaerobico. Come funziona è spiegato sul sito internet di Aciam Tekneko. La struttura contiene delle vasche chiuse ermeticamente, chiamate digestori, al cui interno viene incamerato il materiale organico. I digestori sono riscaldati per favorire la gassificazione, una fermentazione naturale e non inquinante. Questa operazione permette, cosi, al biodigestore anerobico di cominciare a funzionare. I gas si accumulano nella parte alta dei digestori, da dove poi verranno prelevati per la fase successiva. Il gas prodotto in questo processo è composto per il 50-70% da metano e per il 30-50% da anidride carbonica. Una volta disponibile, il biogas viene convogliato nel cogeneratore, costituito da un motore endotermico (a combustione interna) che lo utilizza per la produzione di energia elettrica e energia termica, in buona sostanza a seguito di tutta la lavorazione complessa e delicata dei rifiuti, potrà essere immessa nella rete l’energia prodotta, con un processo non inquinante.

Barbet cambia idea, sì agli impianti anaerobici 

Michel Barbet ha commentato subito la trasferta abruzzese sulla sua pagina Facebook con parole di grande novità e discontinuità: «La nostra amministrazione – ha scritto – promuove le aziende che hanno un ciclo virtuoso dei rifiuti, segno di modernità ed attenzione all’ambiente. L’impianto di Aielli è per l’80% un impianto di compostaggio dei rifiuti umidi, alimentando il ciclo virtuoso che parte dalla frazione umida ed arriva a fornire il compost per le aziende agricole. Il 20% è un Tmb, ben lontano dagli standard del “nostro” di Guidonia Montecelio. L’impianto di Aielli è di concezione moderna ed è situato in una zona industriale, a differenza del Tmb di Guidonia Montecelio che si trova all’interno del Parco dell’Inviolata, quindi, con una collocazione decisamente inopportuna ed è di tecnologia obsoleta». Un parallelismo decisamente interessante quello fatto dal sindaco, che merita alcune considerazioni oggettive. Il Tmb dell’Inviolata è un impianto concepito e costruito per trattare la frazione umida e produrre biogas e energia elettrica. Inizialmente, prima di venire ridimensionato nel 2016 per ridurne la distanza dalla fascia di rispetto autostradale, contava due linee per la produzione di compost: come quello di Aielli. Senza discarica di servizio (come l’impianto abruzzese) e senza inquinare, potrebbe in qualunque momento essere oggetto di una riconversione per la prevalente lavorazione della frazione organica, sull’esempio di quanto fatto da Aciam e Tekneko. Potrebbe perfino diventare appetibile all’interno di un modello consortile pubblico privato, costituito tra i Comuni dell’area metropolitana e un socio privato (la stessa Tekneko che ha in appalto il servizio in numerosi comuni del litorale e dei Castelli Romani?): è quello che hanno fatto in provincia de L’Aquila. Magari qualcuno ci pensa (o ci ha già pensato) a quando sarà superata la fase Cerroni, sfinito dalle infinite inchieste giudiziarie. Chissà.

A detta del sindaco, dopo l’elaborazione che anaerobico è bello, l’unico ostacolo alla chiusura del ciclo dei rifiuti di prossimità rimarrebbe quindi la localizzazione sbagliata dell’impianto «all’interno del parco dell’Inviolata». Anche se non è proprio così. Il Tmb si trova al centro di una zona industriale (come quello di Aielli). Ridisegnata a partire dal 2005 per valorizzare il futuro casello autostradale e promuovere la nascita di nuovi insediamenti produttivi. L’idea di una rimodulazione del piano regolatore avviata addirittura nel 1999. Quando l’amministrazione Cerqua (Ezio, ex sindaco dei democratici di sinistra) ruppe gli argini del cambio di destinazione d’uso, da agricolo ad altro, avanzando la proposta di costruire un cimitero su quelle aree. Nemmeno le speculazioni degli anni successivi operate dal Consorzio dell’Inviolata potranno disconoscere il chiaro indirizzo politico bipartisan (destra sinistra) e con esso la realtà industriale consolidata dall’insediamento del colosso della logistica Bartolini. Non sarà la negazione del dato di fatto a cambiare le cose. Né la legge di allargare di nuovo i confini della Riserva, ferma in commissione alla Pisana sotto a un mare di emendamenti. Il Tmb costruito è costato 30 milioni di euro (anche di contributi pubblici) ed è irrealistico pensare che possa essere demolito, smontato, trasferito, trasformato in qualcos’altro: pura fantasia. Anche fosse stabilmente definita come un’opera abusiva verrebbe acquista al patrimonio pubblico per gli usi consentiti: trattare rifiuti. Barbet lo sa benissimo e con lui tanti altri.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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