GUIDONIA – Subito la Presidentessa Loredana Terzulli ha alzato il telefono per informare che «il Prefetto di Roma ci ha dato ragione. Potevamo convocare il consiglio comunale in videconferenza, ovvero da remoto, per via del decreto del governo che proroga lo stato d’emergenza al 15 ottobre 2020». Un leitmotiv che ha viaggiato veloce sulle chat grilline nelle ultime ore. Solo che il Prefetto di Roma, nella lettera indirizzata alla seconda carica del Comune, argomenta la questione sotto un profilo tecnico giuridico senza attribuire ragioni o torti. Perché se è vero che le riunioni degli organi collegiali possono essere tenute in via straordinaria in videoconferenza, in virtù della delibera del consiglio dei ministri sullo stato d’emergenza del 31 gennaio 2020 prorogata al 15 ottobre, è altrettanto vero che proprio i provvedimenti decisi dal governo per fare fronte alla emergenza da Covid-19, e che riguardano lo svolgimento delle assemblee elettive, trasferiscono agli enti locali (attraverso l’adozione di propri atti)  la «facoltà di procedere alle sedute collegiali in videoconferenza, nel rispetto dei criteri di trasparenza, tracciabilità e garantendo lo svolgimento delle funzioni di cui all’articolo 97 del Dlgs 267 del 18 agosto 2000». Tradotto: decidono i Comuni. Infatti, nella piena autonoma prerogativa richiamata dal Prefetto, i vertici politici del M5Stelle hanno deciso, nei mesi di giugno e luglio, di convocare le sedute in presenza.

E nei primi giorni di agosto, mentre non c’era nessun nuovo particolare allarme sui contagi e i consiglieri si incontravano de visu alle riunioni dei capigruppo, il presidente Loredana Terzulli cambiava modalità scegliendo la videoconferenza per la seduta più importante dell’anno, quella del 25 agosto sull’approvazione del Rendiconto di bilancio 2019. Innescando polemiche a non finire. Cominciava così il carteggio con il nuovo Prefetto di Roma Matteo Piantedosi. Le prime segnalazioni delle opposizioni, contenute in due note distinte inviate tra il 10 e il 24 agosto, mettevano sotto la lente le anomalie di quella strana convocazione a distanza (e dai luoghi di vacanza) per favorire la presenza unanime dei grillini a corto di numeri in consiglio comunale. Tirata in ballo dallo stesso Prefetto, toccava a Terzulli chiarire e giustificare con propria missiva.  Il 31 agosto è arrivata a Palazzo Guidoni la risposta definitiva di Piantedosi che chiude il caso. Almeno sotto il profilo della legittimità procedurale. I 5Stelle potevano convocare l’aula in videconferenza o anche in presenza così come fatto fino a quel momento. Altro il Prefetto non aggiunge, né dispensa ragioni verso alcuno. Sicuramente i grillini sono stati protagonisti di un «caso» di schizofrenia istituzionale. Ed è ancora da stabilire se scegliendo la modalità da remoto, nella delicata e complessa seduta sull’approvazione del Consuntivo di bilancio, abbiano garantito quei «criteri di trasparenza, tracciabilità» necessari per lo svolgimento delle funzioni elettive richiamati del Prefetto di Roma.

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AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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